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Mercoledì, 22 Apr 2026

In apertura della puntata di Report di questa sera, è andata in onda una intervista al rapper italiano Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, che, dopo lo scoppio dell'emergenza Covid-19, si è fatto promotore, con la moglie Chiara Ferragni, di una raccolta fondi da destinare ad una struttura pubblica impegnata nella lotta al Coronavirus.

Prima di avviare la raccolta, che ha raggiunto la considerevole somma di circa 4,5 milioni, il rapper avrebbe scritto al professor Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano, per concordare un progetto sul quale chiedere i contributi.

Non essendo rimasto soddisfatto dalla risposta fornitagli dal professore, che avrebbe fatto presente che più di danaro, erano necessari medici e infermieri, Fedez ha deciso di rivolgersi al presidente della struttura privata Ospedale San Raffaele di Milano che, naturalmente, ha accettato a volta di corriere ed ha incassato i 4,5 milioni.

Nel corso dell'intervista a Report, lo stesso Fedez non ha lesinato critiche alle strutture sanitarie pubbliche, accusandole "di essere ingolfate da una burocrazia che le annienta".

Sono in molti a chiedersi, e noi tra loro, per quale ragione Fedez, qualora avesse voluto effettivamente finanziare l'Ospedale pubblico Sacco, anziché rivolgersi impropriamente al professor Galli, impegnato in prima linea per curare le vittime del Covid-19, non si è messo in contatto ab initio, come avrebbe dovuto, con il direttore generale, rappresentante legale dello stesso nosocomio? E perché quando ha cercato l'Ospedale privato San Raffaele si è rivolto al suo presidente e non già al primario del reparto malattie infettive dello stesso Ospedale, omologo del professor Galli? Domande che avremmo voluto che il giornalista di Report ponesse al rapper, ma così non è stato.

Forse con un pò più di attenzione, Fedez avrebbe potuto raggiungere il suo asserito obiettivo di finanziare l'Ospedale Sacco ed avrebbe evitato di sparare a zero sulla sanità pubblica, già messa in ginocchio da una scellerata politica che ha sottratto ingenti risorse alle aziende sanitarie pubbliche per distinarle a quelle private.

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