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Venerdì, 24 Apr 2026

Insegnamento a distanza, attenzione ai profughi, riconoscimento dei titoli, verifica della qualità e lavoro in rete. Queste le principali novità introdotte dalla Veritatis gaudium, la Costituzione apostolica circa le Università e le Facoltà ecclesiastiche, promulgata da Papa Francesco lo scorso 29 gennaio, e alle quali devono conformarsi, entro due anni, le 792 Facoltà ecclesiastiche e Istituti collegati, che contano 12.000 docenti e circa 65.000 studenti nel mondo.

La Veritatis gaudium rappresenta così l’approdo finale di un cammino, iniziato col Concilio Vaticano II e che, attraverso diverse tappe miliari, trova il suo antecedente immediato nella Costituzione apostolica Sapientia christiana, promulgata da Giovanni Paolo II il 15 aprile 1979.

A distanza di quasi quarant’anni, dunque, la Chiesa ha avvertito come urgente e necessario l’aggiornamento della Costituzione del 1979 che, pur restando pienamente valida nella sua profetica visione, esige ora di essere integrata con le norme medio tempore emanate, tenendo conto dello sviluppo registrato negli studi accademici, come pure del mutato contesto socio-culturale mondiale, nonché di quanto raccomandato a livello internazionale in attuazione delle varie iniziative cui la Santa Sede ha aderito. Rinnovamento e rilancio degli studi ecclesiastici sono finalizzati a far sì che “tutta la cultura dell’uomo sia penetrata dal Vangelo”, che è poi l’obiettivo della trasformazione di una Chiesa in uscita missionaria.

La prima direttrice che orienta questa riforma è la necessità di favorire in ogni modo il legame tra fede e vita, teologia e pastorale. In secondo luogo, si auspica un dialogo a tutto campo al fine di promuovere una cultura dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, arrivando “là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi”, così da sopperire alla rilevata (da Benedetto XVI) “mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa”. Qui si gioca, nello specifico, la missione affidata al sistema degli studi ecclesiastici, che deve evolvere verso la interdisciplinarità, da intendersi non come semplice multidisciplinarità ma nella sua forma forte di transdisciplinarità, così che chi si è formato negli studi ecclesiastici sappia dove collocare se stesso e la propria scienza, a cui giunge dopo aver avuto una visione globale di tutto il sapere.

Si evidenzia, infine, la necessità di “fare rete” tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, coltivano e promuovono gli studi ecclesiastici, attivando le opportune sinergie anche con le istituzioni accademiche dei diversi paesi e con quelle che si ispirano a diverse tradizioni culturali e religiose, dando nel contempo vita a centri specializzati di ricerca finalizzati a studiare i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo a proporre opportune e realistiche “piste di risoluzione”.

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