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Martedì, 03 Mar 2026

Gli statistici sanno bene come sia possibile - e talvolta semplice - avvalorare una tesi o esattamente il suo opposto, selezionando in maniera adeguata quali numeri esibire.

Il problema sorge quando a farlo sono gli statisti, come nel caso di Letta il giovane, che in questi giorni plaude all’asserito calo del debito pubblico.

L’opportunità gli viene data da un uso strumentale dei dati Eurostat, riferiti ad alcuni mesi or sono, che hanno certificato una riduzione di 7,5 miliardi di euro di debito pubblico italiano tra il secondo e il terzo trimestre del 2013, con un lieve calo da 133,3% a 132,9% rispetto al Pil.

Ma cosa è accaduto in realtà? A maggio 2013, il Governo decise di mettere un po’ di fieno in cascina, ovvero di aumentare la disponibilità di cassa. Per mettere soldi da parte il Tesoro, a fronte di un fabbisogno dello Stato di appena 8,8 miliardi di euro, emise titoli di Stato in quantità di gran lunga superiore, facendo crescere il debito pubblico di 33 miliardi. Nei mesi successivi ha, invece, provveduto a ridurre la liquidità accumulata.  La figura allegata ci mostra le due facce della stessa medaglia.

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Il debito pubblico, al netto delle disponibilità liquide del Tesoro (linea rossa), aumenta tra giugno e settembre di circa 28 miliardi.

La linea azzurra, presa invece a riferimento dal Governo, mostra una crescita anomala del debito pubblico lordo tra aprile e giugno, in corrispondenza di un aumento della liquidità di cassa. La riduzione tra giugno e settembre è quindi solo apparente. Oltretutto, da agosto in poi, il debito ha ripreso a galoppare.

Lo stesso effetto di apparente riduzione si ebbe già a dicembre 2012 - quando Letta ancora non aspirava a diventare premier – e il debito pubblico si ridusse di ben 32 miliardi di euro. Analogamente a quanto sarà certificato nei prossimi giorni dalla Banca d’Italia per la chiusura del 2013.

L’amara realtà è quella di un debito pubblico che a novembre 2013 ha stabilito il nuovo record di 2.104 miliardi di euro, ben 82 in più rispetto a 12 mesi prima. In rapporto al Pil, il debito pubblico è passato dal 127% del 2012 al 133% del 2013, il secondo in Europa dopo la Grecia. Nel 2013 sono stati spesi circa 84 miliardi di euro di interessi e si prevede che quest’anno se ne spenderanno altri 86.

Certo il Governo avrebbe potuto fare anche peggio, ma da qui a rivendicare la “bontà del cammino di politica economica intrapreso” ce ne corre, soprattutto alla luce della svendita della Banca d’Italia e della cessione del 40% di Poste italiane e del 49% di Enav.

Uno statista d’altri tempi, Benjamin Disraeli, al quale è attribuita l’affermazione “There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics” non avrebbe avuto alcun dubbio ad annoverare tra le fandonie la spudorata affermazione di Letta il giovane.

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