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Martedì, 28 Apr 2026

di Rocco Tritto

In quest'ultima settimana, caratterizzata da turbolenze economiche e politiche, abbiamo assistito a due gravi affermazioni che sembrano mistificare la realtà.

Secondo Brunetta, "anche al 2013-2014 i salari pubblici non perderanno potere d'acquisto".

Evidentemente il fumantino ministro, forse troppo preso dalla voglia di insultare quotidianamente lavoratori e giovani precari e dai preparativi per le sue nozze, sembra aver dimenticato le nozioni di base dell'economia, dato che con il blocco degli stipendi e degli avanzamenti di carriera, l'inflazione non può che erodere il potere d'acquisto degli stipendi. Cosa nota i più, che sanno anche quello che Tremonti pensa di Brunetta.

La sortita del ministro è stata oscurata dal clamore seguito ai giudizi tutt'altro che lusinghieri espressi dal titolare del dicastero dell'Economia all'indirizzo del suo compagno di governo.

Ancor più grave appare, però, la notizia diffusa dall'Istat, secondo la quale i consumi delle famiglie nel 2010 sono risultati stabili, quando i numeri sembrano, invece, dire esattamente l'opposto.

Gli organi di informazione (tranne Il Foglietto) hanno diffuso supinamente il comunicato dell'Istituto nazionale di statistica, mentre nessuno, ma proprio nessuno, dei numerosi statistici ed economisti presenti sul mercato, per non parlare di quella pletora di politici che sono soliti disquisire di temi economici, sembra aver notato nulla di strano.

O forse ha preferito girare la testa per non vedere? In tal caso, saremmo di fronte a una vicenda che certamente non rafforza l'autonomia e l'indipendenza scientifica dell'ente statistico dal potere politico.

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