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Lunedì, 19 Gen 2026

Il 2021, ci ricorda un pregevole post di Bofit, è stato l’anno dei record per il surplus commerciale cinese, che ha esportato 3,37 trilioni di dollari di merci, il 30% in più dell’anno prima, che certo è poco indicativo per le note ragioni pandemiche.

Anche le importazioni sono cresciute allo stesso tasso, collocandosi però a 2,68 trilioni. Sicché l’avanzo è arrivato a 690 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto al 2020.

Se guardiamo i due anni della pandemia, il risultato per il commercio internazionale cinese è più che soddisfacente. L’export è aumentato del 35% in valore, l’import “solo” del 30%. E’ giusto osservare però che parte di questo incremento in valore è conseguenza dell’aumento dei prezzi, infatti la crescita in volume è stata inferiore. A novembre scorso, per esempio, i volumi di export cinesi erano cresciuti del 18% (import +8%). Complessivamente però “la Cina ha aumentato la sua quota nel commercio globale”, avendo superato con la sua crescita quella degli scambi internazionali.

Se guardiamo agli andamenti del deficit commerciale Usa (grafico sotto) abbiamo un primo indizio su chi abbia pagato buona parte del successo commerciale cinese.


Se però guardiamo al dato della bilancia del pagamenti cinesi, notiamo che l’avanzo è stato di poco inferiore al 2%, migliorato anche grazie al minor disavanzo commerciale sui servizi. Su questo, migliorato circa dello 0,5% del pil – in media, ha sempre oscillato intorno al 2% – ha influito molto il crollo del turismo cinese all’estero, provocato dal Covid. “La spesa per il turismo – spiega Bofit – rappresentava circa la metà delle importazioni di servizi pre-pandemia”.

Sarà interessante vedere come influirà il nuovo accordo di libero scambio (Regional Comprehensive Economic Partnership, RCEP), che include Cina, Giappone, Sud Corea, Australia, Nuova Zelanda e i paesi dell’Asean. L’accordo prevede che l’86% dell’import cinese dal Giappone sarà esente da dazi (al momento è l’8%). In cambio il Giappone aumenterà la sua quota di export senza dazi dal 60% all’88%. Se si considera che il Giappone vale il 6% del commercio cinese, gli effetti sulla bilancia commerciale di Pechino potrebbe essere rilevanti.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer
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