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Martedì, 21 Apr 2026

Chi fosse interessato a capire come stia mutando la costituzione economica delle nostre società, dovrebbe dedicare qualche ora a leggere un bel paper di un’ottantina di pagine pubblicato di recente dal Fmi, che riepiloga un decennio (quasi) di tassi negativi imposti da alcune banche centrali che hanno inaugurato quella che senza tema di esagerazioni si può definire un’epoca.

Fatto storico, dunque, i cui esiti non possono essere esauriti da un paper, per quanto corposo, anche perché in larga parte – come lo stesso studio ammette – sconosciuti. Per farvela breve, ma approfondiremo nei giorni a venire, gli autori concludono che i tassi negativi hanno funzionato. Ma certo, bisogna intendersi cosa si intenda con funzionare.

Su questo il dibattito rimane apertissimo e parafrasando il poeta, saranno i posteri a dare l’ardua sentenza. Ma intanto è utile sapere cosa ne dicano gli autori.

Intanto che “la trasmissione della NIRP (negative interest rate policy, ndr) è stata efficace nei tassi del mercato monetario e in quelli bancari, contribuendo significativamente alla caduta dei rendimenti di lungo termine”. Quindi se lo scopo della NIRP era questo, allora sì: ha funzionato.

Ciò non ha impedito una crescita generalizzata dei volumi di prestiti bancari senza finora che la profittabilità, dicono sempre gli autori, si sia deteriorata troppo. Pure se, ammettono, questo probabilmente riflette solo effetti di breve termine. A lungo andare, insomma, i danni potrebbero esserci eccome.

La NIRP, inoltre, “ha probabilmente supportato la crescita e l’inflazione”, replicando in qualche modo il meccanismo incorporato in qualunque tagli dei tassi. Ma soprattutto. “rimane una questione aperta fino a che punto i tassi di interesse potrebbero diventare negativi prima di compromettere seriamente l’intermediazione finanziaria o indurre altri effetti collaterali negativi”. Affermazione – ne converrete – meravigliosa che dice tutto quel che c’è da sapere circa la consapevolezza dei nostri policy maker. Ai posteri l’ardua sentenza, appunto. Intanto noi abbiamo tracciato la rotta.

Ignoriamo gli effetti di lungo termine, né sappiamo quanto tempo ancora possiamo continuare a “ingannare” il mercato imponendo tassi negativi che inevitabilmente impattano sui rendimenti. Però sappiamo che “le banche centrali non dovrebbero privarsi di questo strumento e tenerlo della loro cassetta degli attrezzi”. Questo perché “se i mercati interiorizzano che i tassi possono essere tagliati fino a sotto lo zero, lo spostamento è capace di indurre un declino nei rendimenti di lungo termine”, che evidentemente sono il problema.

Quindi se lo scopo della NIRP era quello di abbassare i rendimenti – desiderio che evoca la keynesiana eutanasia dei rentier – allora sì: i tassi negativi funzionano. Per questo “presto o tardi molte banche centrali potranno essere forzate a considerare questo strumento, anche se ci sono effetti materiali avversi”.

Quindi questo è il punto: i tassi negativi, vera novità del nostro evo economico, sono stati utili, pure se ancora non sappiamo a quale costo, e lo saranno anche in futuro, nonostante i rischi che incorporano. Sono qui per restare. Sarà interessante scoprire che tipo di società ne verrà fuori.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer
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