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Lunedì, 19 Gen 2026

La notte tra il 19 e il 20 gennaio 1944, dopo aver ingerito una dose letale di veleno per sfuggire alla deportazione, morì a Firenze Enrica Calabresi.

Una donna. Poco più di un nome è il film che la regista Ornella Grassi ha dedicato nel 2019 alla scienziata che, laureata giovanissima all’Università di Firenze e divenuta zoologa, ha lavorato alla Specola e all’università di agraria di Pisa.

Enrica Calabresi era nata nel 1891 a Ferrara, in una famiglia della benestante borghesia ebrea, quando le donne all’università erano una rara presenza e riuscì a farsi stimare fino a diventare segretaria della Società entomologica italiana. Era molto colta, pubblicava anche in inglese e conosceva il francese e il tedesco. Tra le sue allieve ci fu anche Margherita Hack che la ricordò nella sua autobiografia.

Due guerre distrussero la sua vita. Nella prima perse il fidanzato, Giovanni De Gasperi, speleologo , botanico e esploratore che come lei frequentava la Specola e che morì nel 1916.

Enrica lasciò l’università per due anni e andò a fare l’infermiera al fronte. Quando nel 1938 arrivarono le leggi razziali, fu sbattuta fuori dall’università e andò a insegnare alla scuola ebraica.

Rifiutò sempre di nascondersi anche perché non voleva che altri rischiassero la vita per lei. Avrebbe potuto salvarsi rifugiandosi in Svizzera, come fece il fratello con l’altra sorella. Lei restò sola nella Firenze fascista e nazista. Venne catturata, portata nel carcere di Santa Verdiana dove si tolse la vita, avvelenandosi, prima di partire per Auschwitz, il 20 gennaio 1944.

Il film di Ornella Grassi presenta parti di fiction, parti documentali sulla vita in guerra, sulle leggi razziali e testimonianze di persone che hanno vissuto in quel terribile periodo: la nipote del direttore del carcere di Santa Verdiana, alcuni scienziati della Specola di Pisa, un nipote ora novantenne e lo scrittore Paolo Ciampi che su di lei ha scritto un libro.

Non è un semplice documentario giornalistico ma un film che, attraverso il coinvolgimento emotivo di immagini e musiche , riesce a toccare il cuore dello spettatore e a far capire tutto l’orrore delle leggi razziali e a far dire mai più guerre. Anche se purtroppo non è così.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/

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