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Domenica, 15 Mar 2026

Corredato di tabelle e grafici, è stato reso noto in questi giorni, col titolo “Università, le politiche perseguite, le politiche attese”, un interessante Rapporto del Consiglio universitario nazionale sulla attuale situazione dei nostri atenei. Il Rapporto è diviso in quattro parti: le politiche per la valutazione, la qualità e l’internazionalizzazione della formazione universitaria; le politiche per la valutazione, la qualità e l’internazionalizzazione della ricerca; le politiche per la programmazione e la valutazione delle risorse del sistema universitario; le politiche per lo stato giuridico e il reclutamento.

Si tratta di un’analisi volta a verificare a che punto è la relazione tra lo Stato e il sistema delle autonomie universitarie, da cui emerge la conferma che l’Italia continua ad avere meno laureati della media Ocse, con immatricolazioni che segnano il passo, in un contesto di marcate differenze territoriali, che vedono il Mezzogiorno in posizione di svantaggio rispetto alle altre aree del paese.

Due gli aspetti salienti, tra loro intrecciati, segnalati dal Rapporto, ossia il taglio delle risorse e il fabbisogno di personale docente. In ordine al primo aspetto, si evidenzia come al sistema universitario non abbia di certo giovato la diminuzione delle risorse disponibili, pari ad almeno il 10% in meno negli ultimi 8 anni. Ciò ha determinato conseguenze negative sia per quanto attiene alla organizzazione complessiva delle università che per quanto concerne la ricerca, innescando crescenti squilibri territoriali, aggravati dai meccanismi di ripartizione delle risorse e dando vita a una situazione, persistendo la quale si rischia di arrivare a breve al collasso dell’intero sistema.

In un contesto di crescenti difficoltà, per allineare il nostro paese agli standard internazionali, stante anche il mancato completamento del “piano associati”, il Rapporto propone di bandire nuovi posti per almeno 2000 ordinari, 4000 associati e 2000 ricercatori, con un investimento totale di 300 milioni, dei quali 75 destinati ai primi, 100 ai secondi e 125 alla categoria dei ricercatori. Una porzione rilevante delle risorse necessarie potrebbe venire, sempre secondo il Rapporto, dallo storno in favore del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dei fondi ora destinati alle Cattedre Natta (anche dette cattedre governative e delle quali ci siamo più volte occupati), di fatto mai decollate, oltre che da un prelievo parziale dal finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza.

Alcune considerazioni, infine, sono dedicate dal Rapporto allo stato giuridico e alla progressione di carriera dei docenti. Al riguardo, un giudizio non proprio entusiasta è stato espresso dal Cun sull’attuale Asn, dovendosi, a parere dello stesso, prendere atto che i vincoli imposti all’autonomia di giudizio delle commissioni, ancorché volti a impedire comportamenti opportunistici, hanno di fatto zavorrato il sistema, avendo creato notevoli problemi sia sul piano della loro applicazione che per il contenzioso che ne è derivato.

De iure condendo, preso atto che i giovani ricercatori sono assunti su posizioni a tempo e con tutele ridotte, il Rapporto propone una ristrutturazione delle carriere, partendo da un’unica posizione di base a tempo indeterminato, con maggiori garanzie contrattuali, così da scongiurare la persistenza di un insieme di figure precarie. Si tratterebbe, insomma, di far partire concorsi per entrare in ruolo inizialmente come professore junior a tempo determinato, con conferma in ruolo dopo il conseguimento dell’abilitazione

Vedremo ora che ricadute avranno le considerazioni del Cun sull’azione del governo in una materia, come questa dell’università, di sicuro tra le più travagliate dei nostri tempi.

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