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Domenica, 15 Mar 2026

abilitazione scientifica nazionale a sportello 4Manca poco meno di un mese alla ultimazione da parte delle commissioni delle operazioni di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei circa 20mila aspiranti alla nuova Abilitazione Scientifica Nazionale, nell’ambito di 360 settori scientifico-disciplinari, corrispondenti a 188 settori concorsuali e 88 macrosettori.

Come già abbiamo avuto modo di scrivere, gli aspiranti alle cattedre sono per due terzi ricercatori, sia a tempo determinato che indeterminato, e per un terzo associati, nella speranza, questi, di diventare ordinari e, quelli, di essere promossi associati. Tra i primi vanno compresi anche gli assegnisti che, dopo tanti anni di studi e ricerche, confidano di potersi andare a sedere dietro una cattedra.

Attraverso la presentazione di titoli adeguati al settore e alla fascia prescelti, per tutti c’è l’obbligo di raggiungere almeno due dei tre valori soglia di produttività scientifica nel settore e almeno tre tra i titoli indicati dalla commissione. Si tratta, nel suo insieme, della precondizione per ottenere dalla commissione medesima la valutazione di merito ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione.

Se le prime liste degli abilitati dovrebbero iniziare ad essere pubblicate nei primi giorni di marzo, già si registrano le prime avvisaglie di possibili contestazioni, destinate inevitabilmente ad approdare nelle aule della giustizia amministrativa.

Ad essere finiti nel mirino di più di un candidato, che aspetta l’esito della valutazione prima di passare alle vie legali, sono, per ora, i valori-soglia di alcuni indicatori bibliometrici o, meglio, il meccanismo, previsto dall’art. 2, comma 3, del Decreto ministeriale 29 luglio 2016 n. 602, con il quale il Miur ha deciso di tenere conto di eventuali periodi di congedo obbligatorio degli aspiranti e, comunque, nel limite della durata massima complessiva di 24 mesi, nel periodo di riferimento.

Per gli indicatori "numero articoli", "numero citazioni", "numero articoli e contributi", "numero articoli classe A" e "numero libri" è applicato un incremento percentuale pari al rapporto tra i periodi di congedo obbligatorio documentati (espresso in mesi) e il periodo (espresso in mesi) cui è riferito l'indicatore al netto dei periodi di congedo; il valore dell'indicatore così ottenuto è arrotondato al numero intero più vicino;

Per l'indicatore "Indice H" è applicato un incremento percentuale pari al quaranta per cento dell'incremento percentuale dell'indicatore "numero citazioni"; il valore dell'indicatore così ottenuto è arrotondato al numero intero più vicino.

Tale meccanismo sembra penalizzare oltremisura le astensioni obbligatorie per maternità, come aveva sottolineato, qualche mese fa, il direttivo dell’Associazione italiana di sociologia (Ais) in una lettera inviata all’allora ministra dell’istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, al Presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi, e al Presidente del Cun, Andrea Lenzi.

“Parificare il congedo per maternità agli altri congedi obbligatori nel calcolare il correttivo sugli indicatori da confrontare con le soglie – scriveva il direttivo dell’Ais – è fortemente penalizzante per le ricercatrici, dal momento che, al contrario delle altre tipologie cui viene invece parificato, quel tipo di congedo si accompagna a un impegno che non si esaurisce certo nell’arco dei mesi del congedo effettivamente fruito ma ha ripercussioni sulla produzione scientifica che riguardano almeno i tre primi anni di età del bambino/a”.

Da una ministra con un passato da sindacalista, che si dice attenta ai diritti delle donne e alle pari opportunità, ci aspetteremmo la modifica di una norma così penalizzante per le ricercatrici.

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