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Venerdì, 06 Mar 2026

Venerdì scorso il Miur ha trasmesso alla Conferenza dei rettori (Crui) e al Consiglio universitario nazionale (Cun), al fine di acquisirne i rispettivi pareri, il decreto di riparto del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), che di fatto mette a disposizione degli atenei le stesse risorse dell’anno scorso, ossia circa 7 miliardi di euro.

In disparte alcune misure minori, di cui diremo più avanti, due sono le principali novità contenute nel provvedimento.

Innanzitutto, la crescita della quota dei fondi da distribuire per i risultati e le performance dei singoli atenei, salita a 3 miliardi rispetto ai 2,6 del 2015. Aumenta, in particolare, il peso del costo standard per ogni ateneo, fissato tenendo conto del numero di studenti in corso e delle cattedre, che passa dal 25 al 30% della quota base distribuita secondo la spesa storica. In concreto, 1,4 miliardi su 4,58.

Poi, crescita della quota premiale, distribuita tenuto conto dei risultati della ricerca e della didattica, salita a 1,6 miliardi rispetto a 1,385 dell’anno scorso, anche se in quest’ultima cifra si devono comprendere gli interventi volti a non penalizzare troppo alcuni atenei. Si tratta dei c.d. interventi perequativi, diretti a evitare che le università non perdano più del 2,5% della quota assegnata nel 2015, quando era il 2%. Ma occorre fare attenzione al fatto che i criteri per dividere la quota premiale, questa volta, saranno resi noti con un successivo decreto, tenendo conto della valutazione della qualità della ricerca (VQR) che l’Anvur dovrebbe completare a breve.

Quanto alle altre misure “minori”, il decreto stabilisce che dei 135 milioni del finanziamento delle borse post lauream il 60% sia attribuito ai dottorati innovativi, così da sviluppare il rapporto tra università e mondo della produzione; prevede che il 10% dei 59 milioni del Fondo giovani sia destinato a incrementare la mobilità internazionale dei dottorandi; rinnova il cofinanziamento (10 milioni) per chiamate dirette e incentivi alla mobilità dei docenti; stanzia 47 milioni per le 800 assunzioni di ricercatori di tipo b previste nella legge di stabilità.

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