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Giovedì, 30 Apr 2026

“Fondi pubblici per la ricerca per 2,5 miliardi. Programmi innovativi per aumentare il numero di ricercatori in Italia e dall’estero. Investimenti mirati sulle Infrastrutture. Quattro aree prioritarie per la ricerca applicata: Aerospazio, Agrifood, Salute, Industria 4.0. Più sinergia fra sistema pubblico e privato. Un programma strategico per il Sud”.

Questi i punti centrali del Programma nazionale per la ricerca (Pnr) 2016-2020, un documento di 96 pagine, presentato due giorni fa alla stampa dalla Ministra Stefania Giannini, dopo l’approvazione definitiva da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). 

Il Programma destina oltre il 40% delle risorse per aumentare il numero di ricercatori e dottori di ricerca nel Paese e per attrarre i migliori talenti. In particolare, è previsto l’ingresso di 6.000 giovani (dottori e ricercatori) in più rispetto agli stanziamenti ordinari.

“Il Pnr individua le priorità per la ricerca per rendere il nostro Paese più competitivo a livello internazionale, soprattutto nella competizione per i fondi europei - ha ricordato la Ministra Giannini - Il Programma è frutto di un lungo lavoro e rispetto allo stanziamento inizialmente previsto siamo riusciti ad ottenere il 25% di risorse in più che ci consentiranno, fra l’altro, di incrementare il numero di dottori e ricercatori nel nostro sistema. Individuare priorità strategiche vuol dire niente più finanziamenti a pioggia o a microprogetti, ma stanziamenti individuati secondo precisi parametri e una precisa valutazione”.

Il Pnr, inoltre, prevede programmi innovativi sul capitale umano per attrarre studiosi dall’estero e sostenere i più giovani nella competizione per l’ottenimento di fondi Ue. Attenzione viene data ai vincitori di Grant europei (Erc) che saranno incentivati a scegliere l’Italia come sede per i loro progetti attraverso finanziamenti aggiuntivi per la creazione di un loro team di ricerca.

“Il sistema universitario - ha aggiunto il Presidente della Crui, Gaetano Manfredi, presente all’evento - accoglie con soddisfazione il varo del Pnr; oltre il 70% della ricerca italiana viene sviluppato negli atenei e questo Programma non può che avere ricadute importanti. Spesso i nostri giovani - ha aggiunto - sono attratti da condizioni più favorevoli negli altri Paesi, quindi noi dobbiamo fornirgli prospettive, stabilità, risorse, facilità di inserimento. Le risorse per l’Erc vanno sicuramente in questa direzione”.

Perplessità invece, da parte del fisico Giorgio Parisi, anch’egli presente alla illustrazione del Programma, che al quotidiano Repubblica ha dichiarato: «Questo Pnr è interessante, ma c’è una cosa che non capisco. L’ultimo Programma aveva coperto il periodo 2011-2013. Ora arriva questo per i prossimi tre anni. Rimangono scoperti il 2014 e il 2015: che fine hanno fatto i soldi che avremmo dovuto avere in quegli anni?».

Molto critico anche il commento al Programma apparso sul Fatto Quotidiano, nel quale, tra l’altro, si legge che “I 2,5 miliardi di euro sbandierati dal premier non sono altro che i fondi abituali in dotazione anche negli scorsi anni ad atenei, enti e bandi, già compresi nel bilancio del Miur. Mentre i contributi supplementari in arrivo dall’Europa sono tutti da verificare e probabilmente sono stati sovrastimati dal governo. Mentre, come spiega Leopoldo Nascia – esperto che insieme al professor Mario Pianta cura il Rio Country Report sull’Italia, vero e proprio stato dell’arte della ricerca nel nostro Paese – ci vorrebbero almeno due miliardi di euro in più all’anno, oltre ai finanziamenti ordinari, per raggiungere gli obiettivi di crescita prefissati’.”

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