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Giovedì, 12 Mar 2026

altLe polemiche sull’utilizzo dell’air gun (dispositivo che spara aria compressa provocando la propagazione di onde meccaniche che consentono un'ecografia dei fondo marino), di cui si è occupato Enzo Boschi sul Foglietto del 24 marzo 2015, non accennano a placarsi. Anzi.

Nell’ultima settimana si segnala, infatti, l’iniziativa di alcuni deputati di Sel, che hanno presentato il 25 marzo una interrogazione a risposta immediata in commissione (prima firmataria Serena Pellegrino) sull’argomento al ministro dell’Ambiente, che ha risposto il giorno successivo.

I deputati interroganti, nell’atto ispettivo, dopo aver premesso che: a) il 9 marzo 2015 è stato reso pubblico un appello da parte di alcuni Enti e Istituti di ricerca (Ispra, Ingv, Cnr, Infn, ecc.) che hanno evidenziato come la tecnica dell’air gun per l'ispezione dei fondali marini è una tecnica utilizzata da anni per analizzare la struttura del sottosuolo tramite la tecnica della sismica a riflessione, e più in generale per fini scientifici; b) che secondo questo appello, un eventuale divieto nell'utilizzo della tecnica dell’air gun, anche qualora limitato alle ispezioni dei fondali marini volte alla coltivazione di idrocarburi, significherebbe limitare la ricerca scientifica, con effetti negativi anche nei confronti delle stesse attività minerarie in Italia; hanno affermato che, a loro avviso, la tecnica dell’air gun ha peraltro effetti negativi molto pesanti nei confronti dei pesci e della fauna marina circostante ed hanno precisato che sul sito dell'associazione ambientalista Greenpeace viene ripresa la notizia di questi giorni, che in America settantacinque scienziati hanno scritto al Presidente Obama per chiedere al governo statunitense di non accettare l'introduzione di test sismici per l'esplorazione di gas e petrolio lungo le coste del medio e sud Atlantico.

In particolare, l'appello dei professori, oceanografi, biologi e altri esperti del mare americani - scrivono i deputati - chiede che siano vietati gli air gun per la ricerca di idrocarburi in mare. Nella lettera gli scienziati hanno ricordato che gli air gun scoppiano a intermittenza, e una campagna di prospezioni comporta di solito qualche migliaio di esplosioni, con effetti potenzialmente devastanti per la vita del mare, a cominciare dai mammiferi marini.

Questi test - per gli scienziati d'oltreoceano - possono causare stress comportamentali e psicologici cronici per le balene e altri cetacei (fra cui il pericolo di separare i piccoli dalle madri), provocare la mortalità dei pesci e danneggiare le attività di pesca e interferire nei processi riproduttivi. Dette tecniche sono «un rischio inaccettabile di danni seri alla vita del mare a livello di specie e di popolazioni, la cui piena entità sarà pienamente compresa solo molto dopo che il danno sarà stato fatto».

Gli air gun – continuano gli scienziati americani – possono causare anche mortalità nelle uova e nelle larve di pesce, possono causare perdita dell'udito, interferire con i richiami riproduttivi degli adulti e rendere meno efficaci le risposte contro i predatori: tutto ciò solleva la preoccupazione per impatti notevoli sulle popolazioni ittiche.

La risposta del Ministro, arrivata a stretto giro, è apparsa alquanto diplomatica se è vero, come è, che, da un lato, ha affermato che “Le competenti Autorità di ciascun Paese sono consapevoli che l'utilizzo indiscriminato di tale tecnica potrebbe provocare delle conseguenze anche non irrilevanti sulla fauna marina … “, dall’altro che “non si può non ritenere prematura qualsiasi iniziativa volta ad impedire l'impiego della tecnica air gun ai fini della ricerca degli idrocarburi, ovviamente nel solo ambito nazionale, senza prima svolgere una attenta e complessiva riflessione sulle possibili confligenze con gli interessi strategici nazionali, anche a medio termine, sì da individuare diversi possibili percorsi, preferibilmente da condividersi con le altre realtà comunitarie – ad esempio, nell'ambito della marine strategy – e internazionali.

Nelle more che ciò avvenga - ha concluso il Ministro - non v’è dubbio che sarà necessario perseguire un obiettivo di riduzione degli impatti connessi alle ricerche in campo sottomarino, vigilando sulla piena e puntuale applicazione di tutte le norme, prescrizioni e migliori pratiche esistenti per evitare qualsiasi dannoso effetto sulla fauna marina derivante dell'utilizzo dell’air gun, perseguendo rigorosamente il mancato rispetto delle procedure e delle prescrizioni cui sono condizionate le pertinenti autorizzazioni”.

 

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