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Lunedì, 16 Mar 2026

di Rocco Tritto

Era forte fino a qualche settimana fa la speranza della stragrande maggioranza dei docenti universitari che la Corte Costituzionale ponesse fine a quella che, legittimamente, ritenevano una palese ingiustizia, perpetrata nei loro confronti dal IV governo Berlusconi, con il blocco degli scatti stipendiali.

Con sentenza n. 310 del 17 dicembre scorso, di cui Il Foglietto ha dato tempestiva notizia, la Consulta ha frustrato le aspettative, dichiarando infondate le questioni di legittimità costituzionale  sollevate in riferimento, nel complesso, agli artt. 2, 3, 9, 33, 34, 36, 37, 42, 53, 77 e 97 Cost. - dell’art. 9, comma 21, primo, secondo e terzo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, il quale prevede per il personale cosiddetto non contrattualizzato di cui all’art. 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, tra cui i docenti universitari, il blocco per il triennio 2011-2013: a) dei meccanismi di adeguamento retributivo previsti dall’art. 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), per gli anni 2011, 2012 e 2013; b) degli automatismi stipendiali (classi e scatti) correlati all’anzianità di servizio, relativi allo stesso periodo; c) di ogni effetto economico delle progressioni in carriera, comunque denominate, conseguite nel periodo 2011-2013.

Nonostante tale pronuncia, i docenti non sembrano disposti a scrivere la parola fine sulla vicenda e, proprio in questi giorni, si segnalano iniziative nel mondo accademico, dopo la lettera di un professore, pubblicata dal nostro settimanale, che ha aperto un dibattito in diversi Atenei.

Al riguardo, molto concreta appare l’attività di un nutrito gruppo di professori dell’Università di Roma 3 che, penalizzati ingiustamente dal provvedimento avverso il quale erano stati a suo tempo presentati ricorsi in quasi tutti i tribunali amministrativi della penisola, proprio domani si riuniranno in assemblea alle ore 11 nell’aula di italianistica della Facoltà di lettere dell’Ateneo.

Insomma, vanificata la via giudiziaria, si cercherà ora di intraprendere quella  della mobilitazione, che non escluderebbe anche azioni clamorose, come il blocco degli esami e della didattica.

Tali iniziative potrebbero avere un effetto contagio per altri settori del pubblico impiego, le cui buste paga sono anch’esse bloccate dal 2009, ancora una volta a causa di provvedimenti emanati dal governo Berlusconi e sempre reiterati dai suoi successori a Palazzo Chigi.

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