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Sabato, 14 Mar 2026

di Pietro Perrino*

Antefatto. A giugno 2013, alcuni agricoltori della Provincia di Pordenone (Friuli Venezia Giulia) hanno seminato mais geneticamente modificato (GM) MON810, in assenza di autorizzazione.

Si sono avvalsi della pronuncia della Corte di Giustizia europea 8 maggio 2013 per aggirare il Dlgs 24 aprile 2001, n.212. Il Parlamento ha impegnato il Governo a distruggere i campi di mais MON810. Con Decreto 11 luglio 2013, entrato in vigore l’11 agosto, il Governo ha disposto che “la coltivazione di varietà di mais MON810,… e' vietata nel territorio nazionale, …”. Ma, il magistrato ha ritenuto il divieto non operante, perché le semine del MON810 sono avvenute prima dell’11 agosto. Così, a causa della confusione che regna in Italia e in Europa, nonché nel Corpo Forestale Regionale, che ha ignorato il Decreto 11 luglio 2013, il mais MON810 invece di essere distrutto è stato raccolto, trebbiato e festeggiato.

Ora, le istituzioni competenti (colpevoli), pressate da alcuni gruppi parlamentari, associazioni di categorie e dalla “Task Force per un’Italia libera da OGM”, devono valutare i livelli e i danni di contaminazione.

Fatto. Roberto Defez, ricercatore dell’Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli, uno dei fautori degli OGM, per definizione contro il biologico, è l’autore di una notizia Ansa del 10 ottobre 2013: “Defez (Cnr), polenta può nascondere tossine – Rischi legati alla presenza di fumonisine, etichette più chiare”. Per chi legge la news, il messaggio è che siccome in Italia la coltivazione degli OGM non è possibile, la maggior presenza di fumonisine nel mais biologico rispetto al mais  GM, sarebbe la causa di tumore all’esofago degli italiani del Nord-Est, dove si consuma più polenta, ovviamente di mais non GM.

Mi dispiace per Defez, ma non ci sono dati che dimostrano la presenza di più fumonisine nel mais biologico rispetto a quello GM. La carica di fumonisine dipende più dall’andamento climatico, dall’agrotecnica e modalità di raccolta della granella, che dalla genetica. Questa è importante, ma non determinante.

In ogni caso, anche se il mais MON810 dovesse risultare più resistente alle fumonisine, dopo diversi anni di coltivazione di questo mais, si assiste ad una riduzione della fertilità del suolo, causata dall’uso di erbicidi e pesticidi vari che la coltivazione di mais GM comporta.

Per esempio, l’uso di glifosati (erbicidi) blocca i microelementi presenti nel suolo, il cui ridotto assorbimento rende le piante, incluse quelle GM, più deboli e quindi più vulnerabili alle fumonisine. Ma a parte la carica di fumonisine, manca un legame stretto fra queste tossine e lo sviluppo di neoplasie.

Le tossine per nuocere devono superare la membrana cellulare e devono essere metabolizzate da un enzima (proteina) per poter danneggiare il DNA e dare origine alle cellule cancerose. La tossina è l’arma, ma è una cattiva alimentazione che preme il grilletto.

Il cibo che spara è un eccesso di proteine animali e di alcolici. Ciò spiega le differenze di tumore all’esofago tra i popoli. Pertanto, la polenta, e persino le fumonisine, non sono causa di tumore all’esofago per la gente del Nord-Est.

*Già direttore dell’Istituto di genetica vegetale del Cnr

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