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Lunedì, 04 Mag 2026

di Flavia Scotti

Chi sperava che all’inizio dell’anno l’Inps (ex Inpdap) pubblicasse la graduatoria dei dipendenti pubblici esonerati dal servizio, ammessi al collocamento in quiescenza con le norme esistenti prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero  (decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito in legge 214 del 22 dicembre 2011), è rimasto deluso.

Innanzitutto, ha dovuto prendere atto che la stima di 950 unità, indicata nelle predetta legge, alla prova dei fatti è risultata completamente errata. A presentare domanda entro il 21 novembre 2011 sono stati, infatti, 2100 dipendenti pubblici, la cui istanza di esonero dal servizio era stata accolta entro il 4 dicembre 2011, siccome richiesto dalla predetta legge.

Un errore madornale che metterà fuori gioco più della metà degli aspiranti pensionati-esonerati, per i quali, mancando le necessarie risorse finanziarie, verranno applicate le nuove regole in materia pensionistica introdotte dalla Fornero: per la pensione anticipata, 41 anni e 5 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini; per la pensione di vecchiaia, età anagrafica di 66 anni e 3 mesi, sia per le donne che per  gli uomini.

Ma a dormire sonni tranquilli non sono neppure coloro che rientreranno nella graduatoria dei 950, lista che l’Inps avrebbe dovuto pubblicare all’inizio di gennaio ma della quale ad oggi non v’è traccia alcuna, con la conseguenza che numerosi aspiranti, che pure hanno maturato il diritto alla pensione anticipata con le regole ante riforma, non possono essere collocati in quiescenza né presentare domanda proprio per la mancanza della graduatoria.

A complicare la questione si sono aggiunte numerose richieste di salvaguardia presentate da dipendenti regionali, esonerati dal servizio con leggi emanate dalla Regioni di appartenenza. In un primo momento, l’Inps si era mostrato favorevole a inserirli nella graduatoria dei 950, ma poi si è accorto che la disposizione legislativa è rivolta soltanto ai dipendenti statali e non a quelli degli enti locali e si è affrettato a emanare una circolare esplicativa, che ha provocato la reazione degli esclusi, pronti a adire le vie giudiziarie. In loro favore è sceso in campo nei giorni scorsi Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, che ha chiesto alla Fornero di modificare la norma.

I tempi per la soluzione del problema sembrano destinati a dilatarsi, lasciando nell’incertezza tanti lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione.

Chi, invece, non sembra mostrare alcuna preoccupazione è il ministro Fornero, che dopo aver  considerato gli esonerati dal servizio alla stregua degli esodati, che come noto sono una fattispecie di lavoratori assai diversa, non si è affatto posto il problema di correggere il numero degli aventi diritto alla salvaguardia che, come detto, è più del doppio rispetto alla sbagliatissima previsione.

C’è chi è pronto a scommettere che la Fornero presto verserà qualche lacrima anche per i malcapitati esonerati, il cui unico “errore” è stato quello di utilizzare una legge dello Stato, che ora lo stesso Stato non intende rispettare.

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