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Lunedì, 04 Mag 2026

di Adriana Spera

Cosa non si fa per tornare alla cogestione, meglio alla concertazione della cosa pubblica. Si arriva persino a smentire se stessi, in uno con le mobilitazioni che si hanno ancora in corso.

Infatti, mentre il prossimo 16 maggio si dovrebbero tenere in tutta Italia le manifestazioni indette dalla Cgil contro lo smantellamento dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, la stessa organizzazione sindacale insieme a Cisl e Uil si accinge a sottoscrivere nei prossimi giorni l'accordo sulla base del quale verrà fatta la riforma del lavoro pubblico.

La bozza d'intesa prevede, tra l'altro, l'adozione di meccanismi analoghi a quelli adottati per il privato in materia di licenziamenti e di flessibilità in entrata. Insomma, mentre si fanno manifestazioni contro il precariato nella P.A., si sottoscrivono protocolli ambigui che, da una parte (pag. 4, punto a), affermano che l'intervento normativo dovrà "salvaguardare e rafforzare nel mercato del lavoro pubblico i principi costituzionali che regolano l'organizzazione dei pubblici uffici ed il reclutamento", mentre, dall'altro (punto e, pag. 5) dichiarano di "prevedere discipline specifiche e particolari flessibilità per alcuni settori di attività quali sanità, ricerca e istruzione scolastica". Formula ambigua, tutta da definire.

Siamo all'adozione della forma anglosassone di apprendistato, la cosiddetta tenure-track, che prevede anni e anni di monitoraggio dell'attività del ricercatore, propedeutici ad  una vera e propria prova concorsuale ultraselettiva e solo superata la quale si avrà il contratto a tempo indeterminato?

Altro che rinnovo dei contratti alle scadenze di legge, cancellazione del precariato, rispetto dell'art. 97 della Costituzione, potenziamento della P.A. ponendo fine al blocco del turn-over e alle consulenze inutili, affidate a parenti, amici e conoscenti per milioni di euro.

I sindacati confederali hanno già sottoscritto un protocollo d’intesa che prelude  alla cogestione della mobilità e dei successivi licenziamenti dei dipendenti pubblici; nonché alla previsione nei contratti di tipologie di licenziamento per motivi disciplinari e non solo.

Riguardo alla famosa performance brunettiana, si sancisce tra le righe la inapplicabilità del meccanismo, dopo le cervellotiche sperimentazioni di qualche "zelante" amministrazione, ma si ribadisce il concetto e si affidano maggiori poteri ai dirigenti.

In pratica, nel testo si definisce il coinvolgimento delle potenti organizzazioni sindacali per la "partecipazione consapevole ai processi di razionalizzazione, innovazione e riorganizzazione" ma, tra le righe, si legge cogestione dei licenziamenti e della esternalizzazione del servizio pubblico.

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