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Lunedì, 19 Gen 2026

Alluvioni: Acireale, Giarre, Linguaglossa, Catania. In un intervallo brevissimo di tempo, accompagnata da un vento fortissimo. Come a Valencia, Bologna e in altre parti del mondo lontane, con beni distrutti, trasportati dalla corrente.

Scrivo perché seriamente preoccupato. Seguo questo argomento da 40anni, a livello scientifico, e in maniera approfondita al massimo, quando sono stato direttore dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (Anpa, oggi Ispra).

Sento il dovere di dire che questi non sono eventi episodici ma è l'inizio di una "nuova normalità", di una nuova era geologica in cui stiamo entrando velocemente, con tutte le sue conseguenze ecologiche, economiche e sociali.

Usciamo dall'Olocène, un'era di clima temperato, di notevole stabilità, durata 11mila anni e che ha visto lo sviluppo delle civiltà, ed entriamo nell'era che è stata chiamata, fin dal 2000, dallo scienziato Paul Crutzen, chimico dell'atmosfera, Antropocène, perché le modificazioni globali dipendono totalmente dalle attività umane col suo modello economico capitalistico basato sulla crescita quantitativa illimitata. Lunghi periodi di siccità (con incendi, scarsità di acqua per i bisogni umani, migrazione di specie e di popoli, estinzioni) sono intervallati da piogge violentissime, devastanti.

Nel 2015, nella Conferenza delle Parti di Parigi, alla XXI^ riunione internazionale, 195 Stati hanno votato l'impegno di non superare 1,5°C di aumento medio globale della temperatura e, viceversa, di restarne ben al di sotto. Questo avvenne sulla base del rapporto degli scienziati dell'International Panel on Climate Change. Invece, siamo già praticamente a quel livello di incremento e puntiamo ad arrivare nel 2030 a 3°C in più rispetto all'era pre-industriale.

Sarebbe il disastro inimmaginabile: basti pensare all'aumento del livello dei mari per lo scioglimento dei ghiacci dell'Alaska e dell'Antartide, cosa che manderebbe sott'acqua le più grandi città del mondo e le pianure fertili.

Possiamo/dobbiamo fare urgentemente tre cose: 1) ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera da combustibili fossili; 2) rispettare il patrimonio arboreo esistente (le piante sono le uniche "macchinette" che assorbono anidride carbonica estraendola dall'aria, e lo fanno gratis) e piantare quanti più alberi possibili, ovunque, comunque, quantunque; 3) prendere tutte le misure necessarie di adattamento: quelle bombe d'acqua continueranno a verificarsi così come i periodi siccitosi.

E' arrivato il momento di impegnarsi TUTTI per il clima: i governi non solo non stanno facendo nulla di nulla ma operano all'esatto contrario: si tagliano alberi quotidianamente per le grandi centrali elettriche a biomasse, cosa lautamente incentivata con sovvenzioni statali; si stanno operando tagli diffusi nel bilancio dello Stato ma NON si tagliano gli incentivi dannosi per l'ambiente e francamente criminali per il clima e biodiversità. I fondi recuperati vanno all'industria delle armi che, però, non sono in grado di difenderci dalle alluvioni e siccità.

Giovanni Damiani
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
redazione@ilfoglietto.it

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