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Lunedì, 19 Gen 2026

E’ dalla costruzione della centrale di Torrevaldaliga a Civitavecchia che sentiamo parlare di carbone pulito, con riferimento alla tecnologia utilizzata.

Così la Saline Energie Ioniche (Sei), che vorrebbe realizzare una centrale a carbone nel comune di Montebello Jonico (Rc) è libera di scrivere che “La Centrale sarà  dotata di una tecnologia estremamente avanzata – Ultra Super Critica (USC) a polverino di carbone – che consente di aumentarne l’efficienza, ridurre la quantità  di combustibile utilizzato e, di conseguenza, limitare notevolmente le emissioni”. Per le emissioni di CO2 è previsto lo stoccaggio geologico, dimenticando però che si è in zona sismica 1, dove è vietato (d. lgs.162/11).

Per il momento l’operazione non è riuscita, ma solo perché chi governava, stando alla sentenza del Tar del Lazio, non ha fatto tutto quanto era possibile per garantire gli interessi “forti” del territorio (definiti vincolanti da una sentenza del 2004 della Corte Costituzionale), rappresentati dalla Regione Calabria.

I fatti. Nel 2008 la Sei presenta al Ministero dello sviluppo economico domanda di “rilascio dell’autorizzazione unica alla costruzione ed all’esercizio di una centrale termoelettrica alimentata a carbone, di potenza complessiva nominale di 1320 Mwe”, con annessi 100km di elettrodotto. L’istanza di valutazione di impatto ambientale (Via) viene invece inoltrata ai ministeri dell'ambiente e dei beni culturali.

La Regione Calabria, energeticamente autosufficiente e dotata dal 2005 di un proprio programma energetico nocarbon, nega il proprio consenso. Nel 2010 anche il Ministero dei beni culturali si oppone, in ragione della tutela del paesaggio e dei beni archeologici presenti (18 aree vincolate, di cui 5 siti di Importanza Comunitaria). Per questo, nel 2011 il ministero dell’ambiente chiede l’attivazione della procedura con la quale il premier “a nome del governo, può deferire al Consiglio, ai fini di una complessiva valutazione ed armonizzazione degli interessi pubblici coinvolti, la decisione di questioni sulle quali siano emerse valutazioni contrastanti tra amministrazioni a diverso titolo competenti”.

Armonizzazione che, secondo il Tar, è mancata.

Il presidente del consiglio Monti nel 2012 decreta la compatibilità ambientale dell’opera, il provvedimento suscita però dubbi anche alla Corte dei Conti, che non lo registra. Ciononostante,  l’allora ministro dell'ambiente Clini si affretta a rilasciare l’autorizzazione integrata (Aia) all’esercizio della centrale. Proprio questi ultimi due atti sono fra quelli impugnati con tre distinti ricorsi, poi unificati, presentati da Regione Calabria, Legambiente, WWF, Greenpeace e Lipu, Italia Nostra e diverse associazioni locali.

E il Tar del Lazio ha dato ragione a loro. Il dispositivo della sentenza censura la procedura unilaterale adottata da Presidenza del Consiglio e Ministero dell’ambiente, in cui “si evidenzia un superamento totale ma immotivato delle posizioni contrarie alla realizzazione del progetto”, viceversa, ”il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto avvalersi del potere conferitogli dalla legge quale organo di ultima istanza in chiave semplificatoria”, esprimendo le ragioni di tutte le parti in causa. Invece, il Dpcm viene giudicato dai giudici amministrativi “fortemente carente delle necessarie motivazioni utili a comprendere il percorso logico-giuridico sviluppato dal Presidente per raggiungere la soluzione”. Di conseguenza, anche il decreto del Ministero dell’ambiente, che rilascia l'Aia, va considerato “illegittimamente formato”.

«Siamo soddisfatti, perché vediamo riconosciuto l'impegno di tutte le associazioni − dichiara Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente, che ha sempre seguito la vertenza - allo stesso tempo siamo consapevoli che ora si gioca il secondo tempo di una partita che istituzioni, cittadini e imprenditori sono obbligati a vincere: la realizzazione di interventi concreti e sostenibili, capaci di dare risposte occupazionali».

*L’articolo è apparso anche sul mensile La nuova ecologia n. 4/2015

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