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Giovedì, 12 Mar 2026

altNei giorni scorsi, il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha diffuso un documento sullo stato dell’arte del progetto di restyling dell’ente di via Balbo, messo a punto dal “team di modernizzazione” (sic!).

L’elaborazione del progetto sarebbe stata possibile anche grazie agli “utili contributi” di molti dipendenti, al “proficuo confronto” avvenuto negli ultimi mesi e all’apporto collaborativo degli esperti esterni nazionali e internazionali.

Un lavoro, insomma, a dir poco collettivo, che ha coinvolto mezzo mondo, ma che l’occhiuto presidente dell’Istat, senza scoraggiarsi, ha monitorato tanto quotidianamente quanto alacremente.

Stando al documento, “la modernizzazione è, di fatto, già iniziata”. Peccato che non tutti se ne siano accorti, visto che il ricambio del top management, notoriamente il segno più tangibile di ogni rinnovamento, annunciato per questo mese, è stato ancora una volta procrastinato, per ora di sei mesi, secondo le migliori tradizioni dell’Istituto. Il “tempo di migrare”, perciò, non sarà nemmeno a settembre ma soltanto a dicembre.

A essere proprio precisi, la riorganizzazione doveva avvenire entro il 15 giugno, ma un destino cinico e baro l’ha inesorabilmente impedita. Tutta colpa – il documento non avrebbe potuto essere più chiaro -  del premier Renzi, che ha “la competenza esclusiva” (ma non era stata delegata al ministro Madia!?! Bah!) sulla nomina dei membri del Consiglio, l’organo cui spetta deliberare la riorganizzazione, e quello precedente, di Consiglio, ha concluso il suo mandato, come si sa, lo scorso 22 dicembre.

No Martini, no party = niente Consiglio, nessuna riorganizzazione. Anche se una corrente di pensiero di giuristi decisionisti, che all’Istat ha una lunga tradizione, sostiene che il presidente Alleva, atteggiandosi da Uomo solo al comando, questa benedetta riorganizzazione ben avrebbe potuto vararla, salvo poi farsela ratificare dal nuovo Consiglio. Una soluzione evidentemente percepita come un terreno scivoloso sul quale Alleva il Temporeggiatore ha ritenuto di non arrischiare ad incamminarsi.

Registriamo, però, che c’è addirittura chi pensa che l’agognata riorganizzazione non ci sarà se non con la sede unica. Un’associazione di idee che ci sembra tanto peregrina quanto strampalata, ma che la dice lunga sulla fiducia nel rinnovamento. Ha fatto bene, perciò, il presidente Alleva a dire di voler “ricostruire rapidamente un clima di fiducia in un quadro rasserenato di relazioni con tutto il personale”, avendo osservato con preoccupazione che “il clima di serena e proficua collaborazione” all’interno dell’ente si è parzialmente (doppio sic!) deteriorato per “una serie di questioni complesse stratificatesi nel corso del tempo”.

Visto il significato diverso, anzi opposto, a quello originario, che il termine “sereno” è venuto acquisendo in questi ultimi tempi, al posto di Alleva avremmo però impiegato un altro vocabolo. Corretto, invece, sul piano grammaticale, l’invito al personale di “guardare al futuro” e non, come scritto in passato, “il futuro”, che richiede doti da veggente, non alla portata di tutti.

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