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Mercoledì, 11 Mar 2026

Dopo la notizia, data dal Foglietto la scorsa settimana, del disavanzo di competenza che per due esercizi consecutivi ha contrassegnato il bilancio dell’Ingv, con tutte le conseguenze previste dalla legge, nuove nubi si addensano sul sacro tempio della vulcanologia e della geofisica.

Chi ipotizzava che il plico anonimo consegnato da persona non identificata presso la portineria dell’Ingv lo scorso 20 febbraio fosse una bufala si è dovuto ricredere.

Dopo l’articolo del Foglietto del 28 aprile, che riferiva di una Relazione - redatta da Tullio Pepe, responsabile all'Ingv per la prevenzione della corruzione - proprio in ordine al contenuto del plico recapitato da uno scaltro corvo, il 29 aprile è giunto anche il verdetto dei Revisori dei conti, secondo i quali i rilievi posti alla loro attenzione debbono ritenersi fondati e meritevoli di attenta verifica.

Per i predetti Revisori, dunque, i tre contratti posti in essere dall’Ingv, con le modalità descritte dal corvo, proprio legittimi non sono se è vero, come è, che la costituzione dell’Ats (Associazione temporanea di scopo) tra lo stesso Ingv e una società catanese, oggetto del primo dei tre contratti, ad avviso dei Revisori, deve ritenersi nulla.

Duro il giudizio dei controllori anche per gli altri due contratti, tutt’altro che esenti da irregolarità, per cui il suddetto dottor Pepe è stato invitato dai Revisori a trasmettere tutti gli atti all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione).

Il 6 maggio, a distanza di una settimana dal verdetto dei Revisori e dal nostro articolo, c’è stata la reazione del presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, che, però, anziché annullare il contratto di costituzione dell’Ats, si è limitato a decretare l’annullamento dell’addendum (rectius: atto aggiuntivo) con il quale il 15 gennaio scorso lo stesso Ingv, al fine di accelerare i tempi delle operazioni, aveva affidato alla predetta società catanese l’incarico di acquistare un consistente quantitativo di materiale tecnico, operazione che invece - come previsto dal contratto principale - avrebbe dovuto fare direttamente l’ente di via di Vigna Murata, nel rispetto della procedura di evidenza pubblica.

A supporto di tale decreto (n. 148/2015), il n. 1 dell’Ingv, lungi dal richiamare i rilievi mossi, dapprima dal Responsabile per la prevenzione della corruzione e, successivamente, dal Collegio dei revisori dei conti, si è limitato tanto semplicemente quanto genericamente a precisare che “le attività di cui al predetto addendum saranno espletate dall’Ingv”.

Una decisione, quella di Gresta, che certamente non scrive la parola fine su una vicenda che, secondo molti, è solo all’inizio e della quale, senza l’intervento di un anonimo corvo, forse nessuno si sarebbe accorto.

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