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Giovedì, 12 Mar 2026

Come i nostri lettori forse ricorderanno, in un recente articolo di questo giornale lamentavamo il progressivo assottigliarsi dei resoconti delle riunioni del cda dell’Istat, tanto che da ultimo l’ordine del giorno risultava più lungo del resoconto stesso. E tuttavia, piaccia o meno, per conoscere le scelte dei decisori, al resoconto occorre tornare e da questo sempre ripartire.

Così abbiamo fatto ancora una volta per il resoconto della riunione del 17 dicembre scorso, dal quale, a parte la selva di comunicazioni sugli impegni del presidente, abbiamo appreso che, essendosi riaperti i termini dell’Avviso pubblico per il conferimento dell’incarico di direttore generale, scaduto il precedente 6 novembre, si stanno valutando le manifestazioni di interesse pervenute e che in tale attività valutativa il presidente dell’ente, Giorgio Alleva, viene coadiuvato “da esterni di elevata competenza e professionalità”.

Chi mai saranno questi esterni!?! Mistero.

Non è che finora, almeno negli ultimi tempi, le cose siano state meno opache di così; però, in tempi di amministrazione spacciata per casa di vetro, ci si attendeva un pochino di più di una trasparenza che appare decisamente all’amatriciana. Ma tant’è.

Vista la posta in gioco, vale a dire la carica di direttore generale, assai appetibile quanto a indennità e prestigio, è naturalmente subito cominciata la ridda di ipotesi sull’identità nascosta di questi benedetti esterni ultracompetenti e ultraprofessionali.

Nel momento in cui maghi, indovini e profeti, più o meno disarmati, cercano di azzeccare l’ambo, da parte nostra, in attesa che si sveli l’arcano, ci limitiamo a confidare che la coppia ausiliatrice del presidente sia costituita da giovani esperti di fama internazionale, sia perché i giovani sono più addentro alle sfide della globalizzazione e della modernizzazione, sia perché l’esperienza internazionale, già ritenuta assente nella scelta dell’attuale presidente, non venga in qualche modo a mancare anche in quest’ultima circostanza, che rappresenta comunque un passaggio importante nella vita dell’ente.

E visto che siamo in tema di misteri, ci piacerebbe, con l’occasione, venire a capo di un altro enigma, vale a dire sapere a quanto ammonta l’indennità del presidente.

Se non andiamo errati, nelle ultime due righe del documento programmatico presentato davanti alle competenti commissioni parlamentari, che poi votarono a favore della sua nomina, il prof. Alleva, scrive testualmente che “Per l’esigenza di un contenimento delle retribuzioni della dirigenza pubblica, si sottolinea la disponibilità alla riduzione anche cospicua del compenso del Presidente”.

Ora, atteso che dal sito dell’Istat si apprende che l’indennità annua accordata dal governo all’attuale presidente dell’Istat è pari a 240.000 euro lordi, identica a quella in vigore prima dell’approdo dello stesso Alleva in via Balbo e pari al tetto massimo previsto dalla legge (art.13, D.L. 66/2014), sono in tanti a chiedersi le ragioni per le quali il nobile proposito della “riduzione anche cospicua” non è poi diventato realtà. Insomma, se non sia stato il governo Renzi, con tutto il daffare che ha, a essersi dimenticato di dar seguito alla generosa offerta proveniente dal prof. Alleva oppure per qualche altro motivo ai noi del tutto ignoto.

Oltre, dunque, a venire a sapere chi sono i membri “coperti” dai quali il prof. Alleva è ausiliato nel gravoso compito di individuare il prossimo dg, ci piacerebbe capire perché, in tempi di spending review, la disponibilità a subire un consistente taglio degli emolumenti espressa dal n. 1 dell’Istat sia rimasta lettera morta.

E’ naturalmente appena il caso di sottolineare che non si tratta di nostri capricci ma di notizie di indubbio interesse pubblico.

Trasparence oblige.

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