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Giovedì, 12 Mar 2026

di Roberto Tomei

Nel diritto amministrativo esistevano fino a non molto tempo fa due tradizioni giuridiche distinte e distanti: l’europea continentale e l’angloamericana. Negli ultimi decenni del secolo scorso, però, l’osmosi prodottasi tra queste due tradizioni ha favorito il passaggio di istituti propri dell’una nel campo dell’altra.

Tra gli istituti che abbiamo importato, particolare rilievo hanno avuto e rivestono tuttora le autorità amministrative indipendenti, note anche come authorities, un modello organizzativo da noi paradossalmente valorizzato proprio quando dall’altra sponda dell’Atlantico cominciavano ad abbandonarlo.

Da qualche tempo anche in Italia tale modello è diventato oggetto di critiche e si parla spesso di ridurre le authorities o, quanto meno, di contenerne la diffusione. Sta di fatto che, anziché diminuire, sembra che viceversa tendano a moltiplicarsi.

Tra le ultime nate, rectius concepite, crediamo - poi saranno i giurisperiti a confermarlo o a smentirlo - di poter annoverare il costituendo Ufficio parlamentare di bilancio, tuttora in fase di edificazione.

La procedura prevede, innanzitutto, l’esame, da parte di un Comitato congiunto paritetico presieduto dai presidenti delle Commissioni Bilancio del Senato e della Camera, delle manifestazioni di interesse per la nomina a componente del Consiglio della nascente authority.

Tale “scrematura” è stata già ultimata ed è stato compilato un elenco di 66 soggetti in possesso dei requisiti richiesti, per i quali non ricorrono le condizioni ostative previste dal Protocollo per l’attuazione della legge 243 del 2012.

Il prossimo 3 aprile, le predette commissioni si riuniranno, questa volta separatamente, per indicare, tra i 66, 10 nominativi tra cui scegliere i tre da nominare d’intesa tra i presidenti dei due rami del Parlamento.

Tra i sessantasei, personaggi noti e meno noti, giovani e meno giovani, tra i quali, in casi estremi , intercorrono fino a quarant’anni di differenza.

La più giovane è Silvia Pepino, ora “economista indipendente”, con un passato alla Allianz e alla J. P. Morgan, seguita da Francesco Zanetti, professore di economia a Oxford, con esperienze alla Commissione Europea e alla BCE.

Nutrita la pattuglia dei meno giovani, che annovera personaggi noti, come Paolo Savona e Maria Teresa Salvemini, ma anche Guido Mario Rey, tutti quasi ottuagenari.

Oltre a Rey, già presidente dell’Istat, nella rosa, c’è anche Luigi Paganetto, attuale membro del cda dello stesso Istat.

Che dire? Che vinca il migliore, anche perché i compiti dell’Upb, almeno sulla carta, sono impegnativi e delicati, finalizzati a svolgere analisi sui temi della finanza pubblica.

Nei paesi anglosassoni analoghe istituzioni rivestono un ruolo importante e sono molto temute dai governi. Se questo in Italia non accadrà sarà perché la politica ancora una volta avrà creato un organismo indipendente da tutto ma non dalla stessa politica.

 

 

 

 

 

 

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