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Giovedì, 12 Mar 2026

di Rocco Tritto

Un legislatore sempre lento e spesso distratto ha trovato, qualche anno fa, il tempo e la voglia di occuparsi del presidente dell’Istat, stabilendo che, per la sua nomina, sulla designazione da parte del governo dovessero pronunciarsi favorevolmente i due terzi delle commissioni parlamentari competenti (legge. n. 196 del 2009, art. 5).

Ora, se è vero che i due terzi non sono l’unanimità, si può dire che poco ci manca, sicché la norma, introdotta con le migliori intenzioni per dare agli italiani un “magistrato del dato”, che più super partes non si potrebbe immaginare, ha finito per rivelarsi peggio di un boomerang, essendo risultato estremamente difficile darvi attuazione.

Cosa succederà in futuro, con maggioranze più risicate di questa, non lo sappiamo, certo è che il governo delle larghe intese, a via Balbo ribattezzato delle lunghe attese, non è riuscito a tirar fuori finora il nome di uno, dicasi uno, candidato su cui poter contare per preporlo al vertice dell’ente statistico.

Après moi le deluge avrà pensato Enrico Giovannini, l’ultimo presidente dell’Istat, tempestivamente e senza indugi “ingaggiato” dal governo di Letta il giovane per risolvere la piaga del lavoro nel nostro paese.

Sta di fatto che, dopo il suo addio all’Istat, avvenuto il 28 aprile scorso, non si è riusciti a far altro – e non senza fatica -  che a escogitare la figura del presidente facente funzioni, nella persona del professor Antonio Golini, per consentire, “nelle more del perfezionamento della nomina del nuovo presidente”, il funzionamento dell’ente.

Stando alla lettera del decreto di nomina del 13 giugno scorso, il presidente f.f. si sarebbe dovuto attivare solo come traghettatore,”per un periodo contingente e transitorio”, per consentire insomma all’Istat di tirare avanti in attesa del nuovo presidente.

Sennonché, nell’attesa, che è sempre più lunga, Golini ha pensato bene di conferire nei giorni scorsi un incarico dirigenziale, di durata triennale, e a breve conferirà quello, senza dubbio più ambito, di direttore generale, la cui poltrona è vacante dalla scorsa settimana, da quando Maria Carone ha esaurito il suo mandato.

Il presidente f.f., che nel frattempo ha individuato un direttore generale reggente (nella persona di Paolo Weber, direttore amministrativo dell’ente), pur agendo legittimamente, sembra non tener conto di quei motivi di opportunità che, nel mondo del diritto, pure hanno una loro tutt’altro che marginale rilevanza.

Ed invero, sapendo di dover cedere il passo a un presidente pleno iure, qualunque presidente f.f. bene farebbe, sul piano appunto dell’opportunità, a procedere soltanto attraverso proroghe, lasciando così al successore la più ampia facoltà di nominare persone di sua fiducia, una volta scadute quelle proroghe che devono avere ex se durata la più breve possibile.

Al presidente f.f. spetta dunque uno spatium deliberandi che necessariamente non può comprimere i poteri del presidente che sarà nominato dopo di lui, in particolare per quanto attiene alla libertà di quest’ultimo di scegliersi propri fiduciari, con i quali instaurare una collaborazione duratura.

Forse non si è tenuto in debito conto oppure non si è dato il giusto peso a quell’inciso, “nelle more”, purtroppo ingombrante come un macigno, che è contenuto nel decreto governativo che ha affidato l’Istat al presidente f.f..

Vocabolario Treccani alla mano, “nelle more” significa “nell’intervallo di tempo che intercorre fra l’avvio di un iter burocratico-giuridico e la sua conclusione”.

Magari quell’iter, a sei mesi dalle dimissioni dell’ex presidente Giovannini, non è stato ancora avviato, come in effetti non lo è stato, dal tutt'altro che stabile governo delle lunghe attese, con la conseguenza che un ente le cui finalità istituzionali necessitano di un board nella pienezza dei suoi poteri, appare abbandonato a se stesso e non sembra interessare un esecutivo ancora una volta lento e distratto.

Eppure, il 3 luglio scorso, alla Camera dei Deputati, per bocca di Dario Franceschini, autorevole ministro per i rapporti con il Parlamento ed il coordinamento dell'attività del Governo, aveva testualmente dichiarato: “Il Governo, consapevole da un lato del ruolo strategico dell'Istat, soprattutto nell'attuale fase delicata in cui versa il Paese, e dall'altro dell'esigenza che all'ente venga garantita piena indipendenza e una guida imparziale di elevata e competente professionalità,assicura che su iniziativa del Ministro della pubblica amministrazione e la semplificazione, che è stato delegato in materia, avvierà in tempi brevissimi la formale procedura di nomina del nuovo presidente dell'Istat nel più assoluto e rigoroso rispetto della normativa vigente sopra richiamata, e dunque con il coinvolgimento delle competenti Commissioni parlamentari previsto dalla legge”.

Ipse dixit.

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