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Venerdì, 19 Giu 2026

di Roberto Tomei

Se c'è un obiettivo che la gestione Giovannini dell'Istat ha dichiarato di voler perseguire con tutte le proprie forze, questo è la realizzazione del benessere dei dipendenti.

Sta di fatto che a Usi-Ricerca giungono da più parti lamentele in ordine agli esiti della attività svolta dalla Consigliera di fiducia che è, come noto, l'esperta che ha proprio il compito di suggerire le azioni volte ad assicurare tale benessere (lato sensu, inteso).

Fortemente voluta dalla normativa sia comunitaria che nazionale, la figura della Consigliera, che all’Istat è stata allocata nella prestigiosa Palazzina Liberty di piazza Indipendenza, già quartier generale del disciolto Isae, è diventata operativa a partire da giugno 2011.

Secondo il Codice di condotta dell'ente statistico, la Consigliera deve riferire della sua attività al Comitato unico di garanzia (Cug) e al direttore generale dell’ente.

Rebus sic stantibus, accade spesso che coloro che si rivolgono alla Consigliera, nulla vengano a sapere della “soluzione soddisfacente del caso", per giungere alla quale hanno magari posto "in essere gli atti e comportamenti" opportuni e/o necessari, sicché uno dei primi ostacoli da superare per verificare la sussistenza del mobbing è proprio di venirlo a sapere dalla Consigliera stessa, estraendolo dallo scrigno dei suoi segreti.

Né maggiori indicazioni sull'attività della Consigliera si ricavano dalla sua Relazione, datata novembre 2011, pubblicata sulla Intranet dell'Istituto statistico, unica fonte disponibile, dato che quella del 2012 - che molti attendono non senza trepidazione, visti i tanti malesseri registrati quest’anno nel santuario delle statistiche di Stato - ancora non è andata alla stampa.

Proprio la lettura di tale documento sembra lasciare sgomenti, dato che un contenuto indeterminato, che forse troverà giustificazione nell'esigenza di tutela della privacy (l'unico dato certo risultando essere stato “l'ascolto di più donne che uomini”), viene esposto in forme grammaticali e sintattiche che non sempre appaiono consone con la lingua di Dante.

Nel documento, pur se estremamente sintetico, non mancano, infatti, frasi del tipo: “Il lavoro della consigliera di fiducia si è centrato sull’ascolto del disagio lavorativo, sull’accoglienza, sulla verifica di tutte le situazioni di disagio lavorativo che si sono rivolte a me e nel sostenere le persone in difficoltà”; “La consigliera di fiducia ha lavorato con le persone che presentavano un disagio lavorativo cercando di farle trovare diverse strategie di analisi e di soluzioni per affrontare efficacemente il periodo critico che stavano affrontando”;  “Per molti di loro si è reso necessario più incontri”;  e, per finire: “La criticità emerse in questo periodo di attività è rappresentato prevalentemente dal fatto che la consigliera dovrebbe essere maggiormente conosciuta all’interno del contesto lavorativo per portare a conoscenza ad una vasta platea di dipendenti e delle dipendenti il lavoro che può essere fatto con la consigliera di fiducia”.

Rimaniamo comunque fiduciosi, anche alla luce del denso e articolato curriculum vitae della Consigliera, che ella saprà fronteggiare e risolvere ogni e qualsiasi caso di malessere del popolo dell’Istat.

Sappiamo di non essere i soli ad avere questa speranza. Tra quanti all’Istat si sentono quantomeno bistrattati, ve ne sono tanti che con la pazienza di Giobbe attendono da molti mesi i rimborsi assistenziali e il fondo di produttività individuale, ma che, nonostante tutto, non hanno dubbi che per l'anno a venire si spalancherà un orizzonte di pace, armonia e benessere per tutti. Anche grazie alla silente opera della Consigliera di fiducia, alla quale – si faccia attenzione – è possibile rivolgersi solo “previo appuntamento ad hoc”.

Molto meglio andranno le cose, naturalmente, una volta realizzatosi quello che è l’auspicio della Consigliera stessa e cioè di essere conosciuta da “una vasta platea di dipendenti e delle dipendenti”.

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