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Lunedì, 19 Gen 2026

Il 9 novembre del 2016 il Capo della Protezione Civile scrisse al Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Carlo Doglioni, per sapere se l'Istituto condividesse le opinioni su Vasco Errani (Commissario per la Ricostruzione per le zone terremotate in Appennino) espresse nella sua pagina Facebook da una dirigente tecnica dell’INGV nonché responsabile sindacale.

 

Doglioni risponde a stretto giro di posta. Esprime stupore e amarezza; si scusa e si impegna ad "avviare i provvedimenti del caso".

L'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari dell’ente, di lì a poco, avvia un’istruttoria, che si conclude con l’irrogazione di una sanzione: un giorno di sospensione!

Ma che cosa ha detto la dirigente di tanto grave da attirare l'attenzione del Capo della Protezione Civile mentre sta gestendo la seconda peggiore crisi sismica del dopoguerra?

La dirigente è conosciuta su Facebook e le vengono spesso chieste informazioni di varia natura nel campo delle calamità geologiche e non solo. Le chiedono, tra l'altro, perché i monumenti più importanti dell'Appennino Centrale non siano stati messi in sicurezza dopo la scossa del 24 agosto.

La dirigente risponde che non sa che cosa sia stato fatto per i monumenti ma invita il Commissario per la Ricostruzione Errani a dimettersi, ricordandone i suoi interventi nella Bassa emiliana, dopo i terremoti nel 2012.

Ella, infatti, è molto nota in quei luoghi: vi ha lavorato incessantemente per anni, aiutando a capire i vari fenomeni e conosce molto bene i disagi che tuttora i terremotati emiliani devono subire.

In ogni caso, il presunto offeso sarebbe stato eventualmente Errani e – secondo me – doveva essere lui a lamentarsi.

La dirigente, infatti, non ha espresso assolutamente alcun giudizio negativo sull'INGV, il solo e unico motivo che avrebbe giustificato l'intervento dell'Istituto contro di lei.

Comunque lo si guardi, è un episodio molto avvilente per un Istituto di ricerca scientifica che fino a pochi anni fa era considerato anche un modello di stile.

Non c'è alcun dubbio che edifici di grande valore architettonico, tra i quali la Basilica di San Benedetto, dovevano essere messi in sicurezza addirittura dopo il terremoto del 2009, perché da quel momento risultava più che evidente una pericolosissima lacuna sismica fra L'Aquila e Colfiorito.

Una lacuna sismica è un luogo altamente sismico, un luogo dove si sono verificati forti terremoti nel lontano passato e che, sulla base delle moderne conoscenze della fisica della sorgente sismica, si può ipotizzare con notevole confidenza che sarà nel breve periodo sede di forti scosse, dopo che forti scosse si sono verificate ai suoi estremi.

Non si tratta, ovviamente, di una previsione come normalmente la si intende. Tuttavia, se fosse stata adeguatamente informata, in quel segmento appenninico la Protezione Civile avrebbe avuto il tempo necessario per demolirvi edifici fatiscenti, informare la gente porta a porta, farvi consolidamenti essenziali, mettere in sicurezza le opere d'arte architettoniche, preparare una strategia per la sopravvivenza delle mandrie di bestiame e molto altro ancora!

Non risulta che la Grandi Rischi prima dell'agosto del 2016 si sia preoccupata dell'alta pericolosità dell'Appennino Centrale. Neanche il presidente e il Consiglio Scientifico dell'INGV se ne sono occupati operativamente.

Fatti, questi, che - a mio avviso - giustificherebbero critiche ben più dure di quelle mosse alla dirigente “processata” e sanzionata.

Spero che la vicenda che ho dianzi analizzato serva ad aprire una discussione su un principio fondamentale, che è quello che i ricercatori possano esprimere liberamente le proprie opinioni, siccome previsto dal dettato costituzionale, senza per questo essere “processati”.

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Post Scriptum

Che le critiche a Vasco Errani, in quanto Commissario del Governo per le zone terremotate in Appennino Centrale, avessero un fondamento, lo riconosce lui stesso.

Lo si legge sul numero del settimanale Panorama in edicola oggi, 23 febbraio.

Di fronte all'evidenza dei ritardi nella consegna delle casette e nel ripristino della viabilità, della persistente inagibilità delle stalle, di una situazione che vede, sei mesi dopo la prima scossa, molti paesi ancora isolati, Errani il 15 febbraio di fronte ai Sindaci dei Comuni colpiti dal sisma ha, fra l'altro, testualmente affermato: "Non esiste il fatto che per cominciare a fare le casette, che non è ciò che devo fare io, si attenda di avere il fabbisogno definitivo di tutte le casette. Non esiste. Non esiste che per fare le stalle bisogna metterci tutto questo tempo. Non esiste. Non esiste". (E. B.)

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