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Mercoledì, 17 Giu 2026

Come una pesca animosa, di Roberto Serrao, 2020, pagg. 43, euro 8.

Recensione di Adriana Spera

Nel recensire questo libro dobbiamo parlare, non solo del suo autore, il maestro Roberto Serrao, ma anche del fratello Achille, purtroppo scomparso ormai da qualche anno, poeta dai numerosi registri stilistici che vanno dall’ermetismo, al simbolismo e al surrealismo, dalla poesia in italiano a quella in dialetto campano degli ultimi anni. Artisticamente vicino all’amico poeta Mario Luzi, che molti ricordano per il suo modo anomalo ma encomiabile di svolgere il ruolo di senatore a vita al tempo del governo Berlusconi.

Roberto Serrao è noto, invece, per le sue particolarissime opere pittoriche, opere anch’esse in cui si possono rintracciare simbolismo ed ermetismo. Oggi scopriamo anche un Roberto narratore, ma un narratore che si discosta poco dalla sua pittura e nei suoi racconti c’è tanta poesia.

Come una pesca animosa è una raccolta di undici racconti brevi che sembrano voler rappresentare quasi un passaggio del testimone con Achille, la cui prima raccolta di poesie si chiamava Una pesca animosa.

Anche qui i registri stilistici sono diversi, si va dal naturalismo di Lamelle d’argento, Le foglie vive e Una bella giornata, leggendo i quali pare di essere immersi in un paesaggio pittorico e un linguaggio più vicino alla poesia che ricorda la prosa poetica e stringata di Erri De Luca, per passare a racconti, forse con un fondo autobiografico, quasi neorealistici, come I capelli bianchi e La partita a scopa. Via Clelia e Quei ragazzi di strada, che ricordano vagamente il Pier Paolo Pasolini di Ragazzi di vita e la poetica di Giorgio Caproni.

Su tutto spicca un linguaggio ermetico ma che oseremmo definire pittorico, che ci fa pensare alla frase di John Burroghs «Vado verso la natura per essere cullato e guarito, e avere i miei sensi messi in ordine».

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