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Venerdì, 06 Mar 2026

Limite, di Remo Bodei, Editore Il Mulino, Bologna, 2016, pp.124, euro 12.

Recensione di RobertoTomei

L’uomo, se non altro perché muore, è un essere per sua natura limitato, ma nella nostra esperienza lo vediamo continuamente impegnato nel tentativo di superare ogni limite. C’è da chiedersi allora se esistano ancora limiti e confini invalicabili o se, grazie soprattutto allo sviluppo della tecnica, siamo entrati in un mondo illimitato, dove tutto è possibile.

E’ questo l’interrogativo intorno al quale ruota il libro che qui si presenta, scritto da un autore di indiscusso prestigio, che prova a riflettere sul concetto di limite, articolandolo in puntuali e specifiche domande.

Bodei parte, innanzitutto, dalla premessa che nell’antichità non era come ai giorni nostri, dato che la cultura antica e quella medioevale non conoscevano il nostro pathos per il progresso; viceversa, a lungo le innovazioni tecnologiche e la creatività sono state viste con sospetto, se addirittura non sono state considerate nocive. E da confini insuperabili era, in particolare, caratterizzato ai suoi margini lo spazio geografico, con la fantasia umana che combatteva la paura dell’ignoto con promesse e allettamenti. Paradossalmente, la stessa scoperta dell’America moltiplica le utopie anziché offuscarle, tanto più che non tutte le scoperte nell’Atlantico e nel Pacifico condussero a paradisi terrestri, in particolare per quelli che le fecero.

Sono stati i grandi progressi della civiltà europea e nordamericana a partire dal Settecento ad accreditare l’idea di un progresso illimitato. Di certo, la modernità ha distrutto le mura difensive che impedivano di penetrare gli arcana naturae, gli arcana Dei e gli arcana imperii: i primi, a partire da Bernardino Telesio e dalle scienze e filosofie successive; i secondi, dal Trattato teologico-politico di Spinoza; i terzi, da Machiavelli e dai teorici della ragion di stato.

Esistono oggi, rispetto al passato, molti più confini cancellati o incerti e il processo di globalizzazione ha portato altri radicali mutamenti soprattutto nella politica e nella vita quotidiana di miliardi di individui, ulteriormente stimolando la teoria e la pratica della dismisura. Anche nel male, come già dimostrato da eventi quali l’Olocausto e l’invenzione della bomba atomica.

Se “Dio è morto”, come dice Nietzsche ispirandosi a Dostoevskij, molti si chiedono se agli uomini non resti che vivere in un mondo privo di stabili punti di riferimento e tendenzialmente votato al nichilismo.

Secondo Bodei, occorre evitare di “cadere in una velleitaria iconoclastia che scambia tutti i confini per pregiudizi da abbattere”, coltivando l’arte di distinguere ciò che giova da ciò che nuoce al progresso dell’umanità.

Sarà pure vero - egli conclude - che, come sosteneva Max Weber, “se gli uomini non tentassero continuamente l’impossibile, il possibile non verrebbe mai raggiunto”, ma forse sarebbe più giusto che tutti seguissero il monito che Marco Aurelio rivolgeva a se stesso: “E non attendere la giusta Città di Platone; ti deve bastare una cosa: un po’ di miglioramento, anche minimo”.

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