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Venerdì, 06 Mar 2026

La bellezza (non) ci salverà, di Agnes Heller e Zygmunt Bauman, prefazione di Riccardo Mazzeo, editore Il Margine, Trento, 2015, pp.61, euro 5.

Recensione di Roberto Tomei

Il Centro per la pace di Bolzano lavora per i diritti umani e per la nonviolenza. I suoi dialoghi mettono a confronto le voci dei più importanti testimoni per la pace nel mondo, delle donne e degli uomini della cultura nazionale e internazionale.

Nel 2014, a rispondere alla domanda, tratta da L’Idiota di Dostoevskij, se il mondo sarà salvato dalla bellezza, il Centro ha chiamato due tra i più grandi pensatori del nostro tempo: Agnes Heller, la migliore allieva del grande Lukacs, e Zygmunt Bauman, l’inventore della modernità liquida.

Dal confronto tra i due è nato il volume che qui si presenta, che riporta gli interventi di entrambi, dai quali, come c’era da attendersi, non otteniamo risposte ma soltanto abbozzi di risposte  circa l’”eterna domanda sul senso della vita e sulla possibilità di una salvezza, immanente o trascendente, individuale o sociale che sia”.

Da parte sua, Heller rileva innanzitutto l’ambiguità della bellezza, sottolineando come la domanda sia priva di senso, se non ci chiediamo prima cos’è la bellezza. A questa domanda, che nel corso dei secoli ha ricevuto diverse risposte, la filosofa ungherese risponde con le parole di Theodor Adorno, che riteneva essere il bello una promessa di felicità. Non dunque la felicità in sé, la felicità realizzata, ma solamente una promessa.

Quanto al tema della salvezza, Heller ritiene che se la bellezza “non ci può redimere, né tanto meno può eliminare il dolore o mettere un freno alla morte”, può nondimeno salvarci dalla disperazione. “In ogni istante di sconforto … fermiamoci per un istante e diamoci il tempo di osservare qualcosa di bello … davanti alla bellezza è impossibile cader preda della disperazione”. Se tutto ciò è vero, precisa la filosofa, ”tuttavia, sarebbe un’esagerazione affermare che solo la bellezza può promettere la felicità. Anche l’amore, o la libertà, possono farlo”. Eppure, nonostante questo, la bellezza è necessaria, indispensabile alla nostra vita.

Del tutto diverso l’approccio di Bauman, che giunge a conclusioni opposte a quelle della Heller. Il discorso del primo, come sottolineato da Riccardo Mazzeo nell’introduzione, è incentrato sull’osservazione che gli esseri umani possono essere illuminati dalle distopie e dalla presa di coscienza del male e dell’abiezione, che abitano anche le comunità che si considerano e vengono considerate virtuose, più ancora che dalle creste magicamente innevate delle Dolomiti (il bello naturale) o dal Déjeuner  sur l’herbe di Manet (il bello creato dall’uomo).

Per Bauman, l’arte suscettibile di salvare il mondo, dunque, è soltanto quella che fa scaturire illuminazioni sul mondo quale realmente è e non su quello che ci conforta raccontarci o sentirci raccontare.

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