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Venerdì, 19 Giu 2026

“Mr.Holmes – Il mistero del caso irrisolto”, di Bill Condon con Ian McKellen, Laura Linney, Hattie Morahan, Patrick Kennedy, Hiroyuki Sanada, Roger Allam, Milo Parker, Philip Davis, Nicholas Rowe, Frances de la Tour, Madeleine Worrall, Sarah Crowden, durata 104’, nelle sale dal 19 novembre 2015, distribuito da Videa.

Recensione di Luca Marchetti

Ormai di Sherlock Holmes, il grande detective di Baker Street, è rimasto davvero ben poco. Nel suo buen retiro nella campagna del Sussex, l’uomo capace di risolvere i casi più complicati con il solo uso del suo spregiudicato e implacabile intuito ha lasciato lentamente spazio ad un anziano fantasma, un’ombra tormentata dalle schegge di un glorioso passato, che aspetta solo il momento di accomiatarsi dalla vita.

Solo il pensiero di un caso irrisolto, l’ultimo prima dell’auto-esilio e l’insistenza del giovanissimo figlio della sua governante, costringono il signor Holmes ad affrontare definitivamente le questioni irrisolte per trovare un po’ di serenità.

In Mr.Holmes, tratto da un romanzo di Mitch Cullin, questo Sherlock Holmes novantenne di Bill Condon (regista degli ultimi due episodi della saga di Twilight ma anche dell’interessante Demoni e dei)  ha ben poco dell’eroe di Conan Doyle, rivelandosi una lettura interessante dell’arcinoto detective.

Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una vera e propria rielaborazione del mito-Holmes, partendo da cartoni animati a nuovi romanzi, fino a serie televisive più o meno fortunate che riattualizzano il personaggio (la splendida Sherlock e la meno riuscita Elementary). Ciononostante, nessuno si era spinto fino a mostrare il lento declino e il deterioramento fisico dell’eroe, rappresentato con dovizia di particolari nella sua fine.

L’interesse del regista, dunque, non è quello di voler narrare l’ultima avventura del grande investigatore (vissuta principalmente attraverso flashback) ma sembra orientato più a raccontare la fine di una vita gloriosa, la fatica, esclusivamente umana, della vecchiaia di un essere eccezionale.

A questa spietata fotografia della terza età si presta anche l’interpretazione di un Ian McKellen invecchiato e imbolsito il giusto. L’attore britannico dà sfogo a tutto il suo incredibile talento manieristico per restituire lo spaesamento e la confusione di una mente pronta a spegnersi.

Il gioco di McKellen, che ama ritagliarsi nei flashback l’interpretazione di un attivo e sveglio Sherlock Holmes perfetto, è il motore di una pellicola che vive interamente per i suoi sguardi, le sue smorfie, i suoi grugniti, sapendo benissimo quando spingere sulla commozione (soprattutto nel rapporto paterno con il suo giovane assistente).

Il limite più grande di Mr.Holmes, però, sta proprio nell’ostentare un legame nocivo con una mitologia pre-esistente, già definita e decisamente chiara, che mal si sposa con questa deriva senile, estremizzata da Condon.

Il regista è autore di sensibilità (e le sue opere più riuscite lo dimostrano) ma, confrontandosi con un mondo molto più grande di lui, fa l’errore di non comprenderlo a fondo. E se i simpatici rimandi al canone e le ottime interpretazioni permettono una visione più che soddisfacente al pubblico meno esigente, il delicato legame con Conan Doyle non potrà che scontentare i fan più accaniti del detective di Baker Street.

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critico cinematografico

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