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Venerdì, 19 Giu 2026

“Condannati preventivi. Le manette facili di uno Stato fuorilegge” di Annalisa Chirico pp. 161 - Editore Rubettino, euro 10,00

Recensione di Roberto Tomei

Come insegnano i processualisti, per tutta la durata del processo, l'incolpato di un reato è nient'altro che un imputato. Diventa colpevole soltanto allorché interviene la sentenza definitiva di condanna passata in giudicato.

Prima della richiesta di rinvio a giudizio, invece, è solo un indagato, ma per esigenze cautelari può essere anche incarcerato.

Insieme all'obbligo di dimora e agli arresti domiciliari, la carcerazione preventiva è una delle modalità, certamente la più dura, in cui si articola l'istituto della custodia cautelare, che costituisce una misura estrema, consentita solo in tre casi: pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento delle prove.

E' proprio a tale istituto della custodia cautelare, in particolare nella forma della carcerazione preventiva, che è dedicato il recente libro di Annalisa Chirico “Condannati preventivi. Le manette facili di uno stato fuorilegge”, pubblicato peri tipi di Rubettino Editore.

La Chirico, dirigente del Partito Radicale, impegnata, tra l'altro, nella battaglia per una giustizia giusta, è anche collaboratrice del settimanale Panorama.

Nel libro si dimostra che "il moderno strumento della custodia cautelare vista come extrema ratio resta invece una variabile tutt'altro che eventuale e si trasforma in una gogna mediatica (perché gli atti vengono tutti resi pubblici proprio con la custodia cautelare), in una espiazione anticipata della pena e in un mezzo di ricerca della prova confessoria attraverso lo strumento del carcere".

Il libro, ben scritto e argomentato, si articola in due parti: la prima riporta la storia di alcune vittime, la seconda espone una severa quanto amara riflessione sullo stato della giustizia. Seguono, infine, sconsolate note conclusive, che si estendono inevitabilmente all'universo carcerario del nostro paese.

Alcuni dei casi analizzati sono noti, perché su di essi, data la popolarità dei personaggi coinvolti, i mass media hanno indugiato parecchio.

Casi ai quali, proprio in questi giorni, si è aggiunto quello dell'immobiliarista Danilo Coppola, assolto dopo due anni, o poco meno, di custodia cautelare preventiva tra detenzione in cella, domiciliari e obbligo di dimora.

Altre vicende non sono così note ma risultano egualmente dolorose e sono anch'esse comunque emblematiche dell'anomalia italiana, che il libro intende denunciare.

"Casi che talvolta rasentano l'inimmaginabile. Ai limiti del paradosso ... se non fosse che di mezzo ci sono persone vive in carne ed ossa. Vite per sempre spezzate dall'esperienza mortifera del carcere, macchiate con l'inchiostro indelebile dell'infamia, ferite negli affetti più cari. Vite violate".

Nella seconda parte del libro viene ampiamente approfondito in tutti i suoi aspetti normativi e giurisprudenziali il tema della carcerazione preventiva, che diventa il grimaldello di cui l'autrice si serve per aprire un più articolato discorso sullo stato della giustizia nel nostro paese, con particolare attenzione alla degradata e degradante situazione del sistema carcerario.

L'autrice ritiene, in conclusione che "quella tortura legalizzata, che chiamiamo carcere, non la merita nessuno" e che "l'unica via d'uscita è abolire il ricorso al carcere nei confronti di presunti innocenti". Tanto più che "abolire la carcerazione preventiva o quantomeno limitarla ai reati più gravi come quelli di sangue, mafia e terrorismo, porterebbe immediatamente a una drastica riduzione della popolazione carceraria".

La questione è tra le più urgenti, nessuno lo nega, ma sia la sinistra che la destra non l'hanno mai affrontata come meriterebbe. Perciò il libro di Annalisa Chirico ci sembra una doverosa lettura innanzitutto per i nostri rappresentanti in Parlamento.

 

 

 

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