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Lunedì, 19 Gen 2026

di Rocco Tritto

Nell’articolo di apertura della seconda pagina a firma di Adriana Spera “Riordino enti, batosta per il Governo”, siamo stati particolarmente colpiti da una considerazione fatta non dalla nostra organizzazione sindacale, bensì dal massimo organo di giustizia amministrativa.

Chiamato a rendere un parere obbligatorio sul contenuto di ben 17 regolamenti di riordino di altrettanti enti pubblici, il Consiglio di Stato ha scritto parole durissime nei confronti del Governo, censurandone senza appello la finta opera riformatrice della pubblica amministrazione.

“Il concetto di ‘riordino’ - hanno scritto i giudici - non può essere schiacciato su quello di ‘risparmio’, sino ad ammettere che una qualsiasi operazione di riorganizzazione, tra quelle previste dal legislatore, sia adeguata se genera una riduzione di spesa”. E’ necessario, invece, . - scrivono ancora i magistrati contabili - un corretto bilanciamento degli interessi: da una parte il contenimento della spesa e dall’altra la necessità di garantire comunque il corretto funzionamento degli enti da mantenere”

Un equilibrio che il Consiglio di Stato non ha ravvisato nel 90% del regolamenti esaminati e, conseguentemente, bocciati. Un duro colpo per il drappello di grandi “riformatori-tagliatori” del governo in carica,  guidato dai ministri Gelmini e Brunetta, che da due anni e mezzo sono impegnati col machete per ridurre al lumicino, anche attraverso il blocco triennale dei contratti, le risorse per la P.A., con scuola, università e ricerca, in testa.

Se il machete lo usassero invece per evitare sprechi e mala gestio miliardari, appannaggio esclusivo delle varie cricche sanguisughe della P.A., allora sì che svolgerebbero un utile servizio per la collettività.

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