Mentre il No trionfava in Italia, all'estero si votava in Slovenia parlamentari, in Germania nella Renania-Palatinato Länder dell'Ovest, in Francia nelle elezioni municipali, e, ieri, in Danimarca nelle parlamentari. Tutte elezioni imparagonabili tra loro che comunque presentano tratti comuni.
In Slovenia il partito di centro-sinistra di Golo ha la meglio per poco, 8 mila voti, sull'avversario trumpiano di estrema destra Janez Janša, 28,6% l'uno e il 27,9% l'altro. Grande crescita rispetto al 2022 del secondo: Janša guadagna circa 4,5% e Golo perde quasi 6 punti punti in percentuale.
Nella Renania-Palatinato, crisi profonda della Spd che perde il Länder insieme a 10 punti percentuali, mentre avanza la Cdu di Merz al 30% e la Afd più che raddoppia i consensi con il 20% dei voti ma, soprattutto dopo il Baden-Württemberg, si afferma in un altro Länder dell'Ovest e rompe un altro tabù.
In Francia, i socialisti tengono Parigi, Lione, Marsiglia Tolone e Nimes e tante altre città minori. Il partito di Macron non va bene, la Destra post fascista di Le Pen si può fermare.
In Danimarca, i Socialdemocratici guidati da Mette Frederiksen mantengono il primo posto col 21,9% ma perdono il 5,4% raggiungendo il loro peggior risultato dal 1903. La Socialistisk Folkeparti alla sinistra di Mette Frederiksen ha preso l'11,65% raddoppiando i propri voti. Il Partito Popolare danese, di estrema destra e trumpiano, ha ottenuto il 9,1 per cento dei voti; è più del triplo del loro risultato del 2022.
In sintesi: crisi profonda della Spd tedesca e dei socialdemocratici danesi. La Destra neonazista di Afd continua ad avanzare in Germania, in Slovenia basta l'avanzata di Janša e quello del Partito popolare trumpiano in Danimarca.
Per la lotta antifascista in Europa, nonostante la sua classe dirigente, l'unico segnale confortante viene dalla Francia.
Aldo Pirone
scrittore e editorialista
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