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Venerdì, 06 Mar 2026

Poteva fare un discorso forte e politico, ne ha fatto uno irrealistico e propagandistico. Il Presidente dell’Ucraina Zelenskj ieri ha parlato all’Onu, ma non ha saputo cogliere l’occasione planetaria che gli si offriva.

Certo, doveva denunciare l’aggressione di Putin e i suoi orrori, come quelli di Bucha, ma al tempo stesso riproporre in modo stringente la trattativa per la pace mettendo in rilievo la questione cruciale della neutralità. Ha preferito, invece, sferzare il Consiglio di Sicurezza. “Dove sono le garanzie che deve dare l’Onu? – ha detto - Dov’è la pace che il Consiglio di sicurezza deve costruire?“. Aggiungendo: "L'Onu difenda il diritto internazionale o può anche chiudere". Ha chiesto "modifiche dell'intero sistema Onu" e la rimozione del diritto di veto della Russia nel Consiglio di sicurezza. Infine, ha chiesto una “nuova Norimberga” per i criminali di guerra dell’esercito russo.

Per carità, della riforma dell’Onu, fra cui il superamento del potere di veto istituito alla sua fondazione per le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale – Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia, Cina – se ne discute da anni ma non riguarda solo la Russia. E se la guerra non finisce la prospettiva di riforma ce la possiamo anche scordare. Che l’Onu debba avere un ruolo più attivo e fattivo di mediazione in questa guerra d’aggressione scatenata da Putin, è giusto e sacrosanto, così com'è giusto reclamare la punizione per chi sta commettendo crimini di guerra atroci.

Ma Zelenskj doveva approfittare della tribuna dell’Onu per stringere Putin, isolarlo ancora di più di fronte al consesso globale delle Nazioni. È vero che 141 paesi in Assemblea generale hanno votato contro l’aggressione di Putin ma 35 si sono astenuti. E fra questi due colossi per popolazione come la Cina e l’India. Doveva stringere Putin se non su tutti i dettagli almeno sulla cornice di un accordo imperniato sulle garanzie di sicurezza per la Russia e per l’Ucraina, basata sul rispetto dell’indipendenza e della sovranità del proprio paese. Sostanzialmente non l’ha fatto.

Ha preferito gridare il proprio dolore e la propria rabbia per le conseguenze tragiche dell’aggressione che ogni giorno la sua gente subisce. Comprensibile emotivamente, ma non politicamente.

Peccato, perché l’altro giorno dopo Bucha aveva continuato a dire, per bocca del suo portavoce, che lui voleva continuare a trattare nonostante l’eccidio compiuto dai soldati russi.

Forse il suo limite è che pensa di svolgere al meglio il suo compito presidenziale di leader dell’Ucraina e della resistenza solo con la denuncia e la richiesta di aiuti quando parla alle assemblee rappresentative dei vari paesi, siano esse dei parlamenti nazionali o consessi maggiori come l’europarlamento o il Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Purtroppo non basta.

Ci vuole la politica, perché l’avversario è coriaceo e pericoloso, superarmato, e non si batte solo con le armi della denuncia e con quelle che sparano.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7

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