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Giovedì, 05 Mar 2026

La crescita economica – misurata dalla variazione del Pil a prezzi costanti – procede per cicli, che si alternano ai periodi di crisi. Dal 1981 ad oggi, si sono succeduti 16 cicli economici, di cui 11 di espansione e 5 di recessione.

Il periodo di crescita più prolungato è quello durato ininterrottamente per ben 26 trimestri, da aprile del 1984 a settembre del 1990, che ha fatto aumentare complessivamente il Pil del 21,4%, ad un tasso medio di 0,75% per trimestre.

Sono gli anni conclusivi della prima Repubblica, quando alla Presidenza del consiglio rimase saldamente Craxi dal 1983 al 1987, e poi si succedettero Governi a guida Dc (Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti). Dopo il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981, il debito pubblico passò da 142 miliardi di euro (equivalenti) a 668 miliardi - ma nessuno si preoccupò più di tanto - mentre l’inflazione scendeva dal 15% del 1983 al 6% del 1990. Ancora non esistevano internet nè i telefoni cellulari, ma complici anche le televisioni commerciali che entrarono prepotentemente nelle case degli italiani, modificandone gli stili di vita, furono anni vissuti al di sopra delle possibilità, con una spesa pubblica raddoppiata in poco tempo e un deficit che marciava a un ritmo di 12% di Pil l’anno.

Per Paolo Morando, autore di un libro edito da Laterza, gli anni ‘80 segnarono l’inizio della barbarie e, difatti, di lì a poco ci si risvegliò con la svalutazione della lira, l’uscita dallo Sme, la fine della scala mobile, la manovra economica lacrime e sangue del governo Amato, i primi tagli al sistema previdenziale, nonché l’inchiesta giudiziaria Mani Pulite, che portò a processo gran parte del mondo politico e dell’imprenditoria italiana.

Il secondo periodo più lungo di crescita del Pil è quello attuale che, iniziato a luglio 2014, sta proseguendo da 13 trimestri consecutivi, con una intensità che, però, è la più bassa in assoluto: lo 0,3% scarso per trimestre.

Le determinanti della crescita sono oggi completamente diverse rispetto a 30 anni fa. La ripresa economica in corso viene dopo la grande recessione del 2008-2009 e la crisi dei debiti sovrani del 2011-2012. A differenza di altre economie dell’Eurozona, in Italia il Pil cresce lentamente e a fatica, inchiodato da una produttività che stenta a decollare.

Rispetto al picco massimo che si registrò nel primo trimestre del 2008, il Pil italiano deve ancora recuperare il 6%, nonostante la domanda estera netta abbia contribuito per +1,9%. A segnare il passo è il contributo della domanda interna, con i consumi a -1,7% (-1,4% le famiglie, -0,3% la spesa pubblica), gli investimenti a -4,9% e la variazione delle scorte a -1,3%.

Considerati gli scarsi risultati ottenuti finora dall’azione di Governo, per prolungare la ripresa non resta che sperare in un perdurare del contesto internazionale favorevole, perché se l’economia italiana dovesse ripiombare in recessione senza aver neanche recuperato quanto finora perduto, subirebbe un colpo fatale.

Crescita e recessione per durata (numero di trimestri) e intensità – Anni 1981-2017
pil trimestri
Fonte: Elaborazioni su dati Istat (sono indicati solo i cicli di durata pari ad almeno tre trimestri)

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