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Giovedì, 05 Mar 2026

 

studenti sudUn recentissimo studio di Domenico Cersosimo, Antonella Rita Ferrara e Rosanna Nisticò, riportato nel volume della Fondazione Res, intitolato “Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud”, a cura di Gianfranco Viesti, esamina il tema della mobilità degli studenti universitari.

Molto interessante circa il ruolo giocato dagli atenei nello sviluppo regionale, l’analisi rivela un intenso flusso unidirezionale di immatricolati del Sud verso il Centro-nord e sottolinea come i laureati difficilmente ritornino poi nelle regioni d’origine, determinando così una perdita di forze di lavoro qualificate e un trasferimento di reddito a favore delle regioni d’entrata, rappresentato dai costi per il mantenimento dei figli fuori sede.

Il flusso descritto si spiega con la più elevata capacità attrattiva e la qualità degli atenei centro-settentrionali, insieme alle maggiori prospettive occupazionali nei mercati del lavoro al Nord, una volta conseguita la laurea.

Scendendo al dettaglio, più di un quinto del totale degli studenti (oltre 55.000) si immatricola in una regione diversa da quella di residenza. Gli immatricolati in uscita dalle regioni meridionali rappresentano in media il 30% del totale, un valore non solo di molto superiore alla media nazionale ma anche in forte aumento rispetto ai primi anni duemila. Viceversa, le università del Sud hanno un basso grado di attrattività, con meno di un decimo di immatricolati provenienti da regioni esterne al Mezzogiorno. In più, sono gli stessi immatricolati del Sud a ridursi fortemente in valore assoluto (da 136.000 a poco meno di 100.000).

Gli studenti meridionali prediligono Lazio e Lombardia, mentre un modello di mobilità “corta” caratterizza gli studenti di Abruzzo e Molise, con la Campania in una situazione di stazionarietà dei propri studenti, in quanto poco propensi a uscire dalla propria regione. Una posizione all’estremo rispetto alla Sicilia, che si caratterizza per l’elevato tasso di uscita.

Se ritornassero poi a casa, la mobilità degli studenti potrebbe influenzare positivamente lo sviluppo del Mezzogiorno, trattandosi di capitale umano altamente qualificato, ma, come detto sopra, ciò non avviene, dato che i flussi migratori di studenti si caratterizzano per il non ritorno dei laureati e tendono a qualificarsi sempre più come una anticipazione della migrazione vera e propria, considerata la più modesta domanda di lavoro qualificato nel nostro Sud.

Quanto alle motivazioni della mobilità, hanno il loro peso scelte di natura individuale, legate a condizioni personali e familiari, come la prossimità della sede universitaria a quella di residenza. La scelta di studiare “fuori” è determinata soprattutto dalla comodità della sede prescelta e dal richiamo dell’offerta formativa, mentre pesano meno il prestigio dell’ateneo e la qualità delle strutture e dei servizi offerti.

Un certo rilievo è attribuito alla possibilità di fare esperienza in un contesto territoriale diverso da quello di origine. La maggiore propensione a studiare lontano da casa, infine, si registra da parte degli studenti appartenenti a famiglie con genitori meno istruiti e viene spiegata come desiderio di ascesa sociale, mentre è meno diffusa tra coloro che vivono con genitori più istruiti.

Peccato che l’ascensore sociale ormai funzioni sempre meno.

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