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Giovedì, 05 Mar 2026

altCom’è noto, alla “cura della casa comune”, cioè di questa nostra Terra, il Santo Padre ha dedicato la sua ultima Enciclica, intitolata LAUDATO SI’, locuzione famosa ripresa dal celebre incipit del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi.

Papa Francesco ha così voluto unire la sua autorevole voce a quella di tutti coloro (movimenti, partiti, gruppi e singoli individui), che in tante parti del mondo da anni si battono per non abbandonare il pianeta nelle mani dei signori (grandi e piccoli) dell’inquinamento.

Molto opportunamente, l’Enciclica inizia dalla descrizione della situazione in cui si trova il mondo, allineando in rapida successione cambiamenti climatici, questione dell’acqua, perdita di biodiversità, degrado sociale, iniquità planetaria, debole reazione della politica.

“La Terra ci precede e ci è stata data”, noi l’abitiamo, dunque conviene custodirla. E’ un compito che riguarda tutti, sicché, come già prima Giovanni XXIII nella Pacem in terris, Papa Francesco rivolge il suo appello a tutti gli uomini, chiamandoli alle loro responsabilità.

Si tratta di un’esortazione forte, di fronte alla prospettiva, tutt’altro che remota, dell’estinzione dell’umanità, eventualità di cui la politica (nell’enciclica chiamata in causa parecchie volte) sembra non essersi accorta.

Il Papa chiede uno “slancio ecologico”, una “conversione” cui ci richiamano già i testi biblici, ricchi di suggestioni sulla relazione uomo-natura e le sue implicazioni in tema di fraternità, giustizia e fedeltà tra gli uomini. E’ un’ecologia, dunque, “integrale”, perché allo stesso tempo ambientale, sociale, economica, culturale della vita quotidiana, proiettata verso il futuro.

Al riguardo, il Santo Padre, da un lato, chiede a tutte le anime del movimento ecologista di far cadere ogni contrapposizione e di fondersi in un’unione universale; dall’altro, invita la politica, da intendere come i titolari di poteri di decisione, a farsi carico della critica situazione del mondo, che esige un impegno non più differibile, da mettere in atto superando paradigmi antiquati, in particolare l’idea che “i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato”.

In argomento, molto belle e significative anche le pagine dedicate alla globalizzazione del paradigma tecnocratico e alle conseguenze dell’antropocentrismo moderno.

Consapevole di non piacere a tutti, in special modo ai potenti, ma anche, e direi soprattutto, sensibile alle istanze (che non è esagerato definire, in tutti i sensi, “bisogni”) di un’umanità sterminata, Papa Francesco chiede solennemente a ciascuno di noi di instaurare un nuovo e diverso rapporto con la natura e con i nostri simili.

E’ una strada obbligata e percorrerla è nell’interesse di tutti. Ritrovare l’armonia del mondo, infatti, ci farà stare in armonia anche con noi stessi.

 

 

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