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Sabato, 02 Mag 2026

Fin dal momento della loro istituzione nelle Università, in particolare nella mia di Napoli Federico II, ho preso posizione e scritto documenti contro l'esistenza dei cosiddetti Centri di Competenza e/o di Eccellenza e Interdipartimentali, avendoli sempre etichettati (attirandomi inimicizie) come Centri di Appartenenza, laddove si può indossare il cappello pubblico (dell'Università) che può risultare buono per tutte le occasioni, anche private.

Come tante cose in Italia che non funzionano o che funzionano in modo equivoco, ho sempre richiamato alla necessità di chiarezza e di rispetto delle regole. I Competenti/Eccellenti nostrani, con il suddetto cappello pubblico, fanno concorrenza sleale soprattutto ai Dipartimenti di loro afferenza, ma in qualche caso anche ai liberi professionisti.

Continuando a non capire perché mai le Eccellenze non possano esprimersi sotto il cappello Dipartimentale, ho sempre pregato chi é certamente più bravo di me di spiegare quale sia mai stato il vantaggio che ne é derivato alle Università in generale, e alle strutture Dipartimentali in particolare, dall'esistenza di queste realtà "culturali", se non quello per gli "Appartenenti".

Il mio auspicio é che finalmente ci si decida a chiudere queste strutture interessate a gestire il potere, ma non certamente il sapere. Penso che ci guadagnerebbe l'erario e nessuno ne soffrirebbe la mancanza.

Mi sono sempre battuto e continuo a battermi fino alle estreme conseguenze a che il merito sia premiato: nessuno mi ha mai chiarito su quali basi di merito scientifico siano costituiti questi carrozzoni, come spendono il denaro pubblico e, soprattutto, mi sono sempre battuto affinché ci fossero ex post delle rendicontazioni costi-benefici. Concetto questo assolutamente ignoto nel mondo accademico italiano.

Le capacità dei singoli vanno certamente premiate ma solo se le attività svolte determinano un risultato riscontrabile e verificabile nei fatti. Ma se questo non si verifica (salvo eccezioni) si tratta solo di chiacchiere mistificanti! Se gli afferenti a questi Centri hanno e dimostrano meriti, allora che vadano agli Eccellenti/Competenti di questi Centri quasi tutte le risorse delle Università. Su questo principio, almeno personalmente, non ho nulla da eccepire. Per il rispetto di questi principi di merito io sono e sarò sempre in prima linea.

Tanto per non creare equivoci, sempre richiamandomi al pensiero di Erasmo da Rotterdam, la mia non é una personale crociata contro qualche particolare Centro di Competenza/Eccellenza in sé (o contro altri carrozzoni simili presenti nelle università italiane), quale responsabile di tutti i mali causati da scelte molto "politiche" con una valenza scientifica prossima a zero, ma contro la comunità accademica e scientifica che dovrebbe avere il coraggio di recuperare la propria autonomia e indipendenza rispetto alla politica, invece di “lisciarle” il pelo, assecondandone disegni e progetti folli, a scapito ovviamente dell'interesse comune.

In merito ai rapporti fra Politica e Scienza, va detto che gli intellettuali organici nascevano nella visione gramsciana come figure "nobili" al servizio di una grande causa. In quell'ottica potevano fare cose giuste o sbagliate, ma c'era a monte una idealità.

I nuovi intellettuali “organici”, che la politica utilizza a piene mani per incarichi di vertice (anche negli Enti di ricerca), a volte sono al servizio di cause degne di miglior causa.

Insomma, come diceva il Principe De Curtis, alias Totò, "... ma ci facciano il piacere ...".

* Professore Ordinario in Geochimica Ambientale presso l'Università di Napoli Federico II e Adjunct prof. presso Virginia Tech, Blacksburg, VA, USA

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