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Lunedì, 19 Gen 2026

Fra i numerosi spunti interessanti che ci offre l’ultima rassegna trimestrale della Banca di Basilea (Bis), vale la pena dedicare qualche riga alla rapida crescita del valore dello yen, che ha visto surriscaldare le proprie quotazioni per tutta l’estate e pare ben avviato verso un autunno ancora più caldo.

Il fatto, di per sé, somiglia al solito aggiustamento valutario, seguito logicamente al mutato scenario di politica monetaria che ormai sembra stia decisamente prendendo piede anche in Giappone, dove la banca centrale ha iniziato a segnalare la propria intenzione di tornare a tassi più normali.

La cosa diventa interessante nel momento in cui si ricorda che lo yen è uno dei grandi protagonisti dell’abitudine al carry trade – ossia il prendere a prestito valuta dove i tassi sono bassi e comprare debito dove i tassi sono alti lucrando sulla differenza – che caratterizza molti operatori, fra i quali troviamo anche gli Hedge Fund, ossia questi fondi speculativi che spesso fanno tremare i mercati.

La Banca di Basilea, nota, a tal proposito, che l’esposizione di queste entità al carry trade è notevolmente cresciuta in questi anni, insieme all’esposizione al mercato azionario giapponese e al mercato valutario (FX). Detto in soldoni, questi fondi avevano trovato un bengodi nello yen a tassi negativi, che vedeva costantemente erodere il proprio valore, e adesso bisognerà vedere come reagiranno alla nuova aria che spira da Tokyo.

Se ne è avuta una avvisaglia ai primi di agosto, quando si è osservato un episodio di stress sui mercati finanziari, rapidamente superato, nel quale, nota la Bis, ”i picchi di volatilità del mercato azionario sono andati di pari passo con segnali di un allentamento dei carry trade valutari”.

Quando la turbolenza si è spostata in Giappone, siamo al 5 agosto, si è assistito a un ulteriore apprezzamento dello yen e il crollo degli indici bancari, con il TOPIX a registrare la peggiore perdita giornaliera in 40 anni e la volatilità implicita del NIKKEI a livelli molto alta.

In sostanza, quindi, il cambio di stagione – la fine dei tassi bassi – arrivando fino in Giappone ha finito col gelare il mercato del carry trade che sulla valuta giapponese ha costruito la sua fortuna. E poiché questo mercato agisce a diversi livelli, coinvolgendo numerosi operatori, le fibrillazioni del cambio di stagione hanno finito col generare uno di quegli episodi “caduta&resurrezione” che ormai caratterizzano le nostre cronache finanziarie.

C’è da temere ulteriori sconquassi? Non particolarmente. I mercati ormai hanno fatto il callo ai vari spauracchi che si generano rapsodicamente ogni volta che arrivano notizie dalle banche centrali o dati non rassicuranti. Semmai dobbiamo abituarci. La volatilità, perché di questo stiamo parlando, è divenuta il comburente dell’incertezza che anima da sempre il mondo della finanza. Il combustibile però è rimasto lo stesso: il denaro. Meglio se a debito.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
Twitter @maitre_a_panZ
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