Giornale on-line fondato nel 2004

Venerdì, 05 Giu 2026

Per farsi un’idea più chiara di dove stiamo andando si può provare a sfogliare un interessante policy paper di Ocse (“Quantifying the Role of State Enterprises in Industrial Subsidies“), che ci aiuta a mettere a fuoco una tendenza emergente del nostro spirito del tempo: il peso crescente nella manifattura globale delle aziende a capitale pubblico.

Cosa significa questo in pratica? Molte cose. Dal punto di vista economico si osserva che queste aziende sono meno efficaci, sia dal punto di vista finanziario che produttivo. Dal punto di vista politico che aumenta il peso specifico dell’economia non di mercato, con tutto ciò che ne consegue. A cominciare proprio dallo “spiazzamento” che le aziende pubbliche generano verso quelle private.

Come si può osservare dal grafico sotto, nei paesi Ocse le aziende che nel capitale hanno partecipazioni superiori al 10% sono ancora relativamente poche. Ma, nel mondo fuori dall’Ocse, sono le grandi protagoniste dell’economia.

Tutti immaginano l’importanza che queste compagnie statali (oltre il 50% di capitale pubblico) hanno in Cina, dove in effetti pesano quasi il 40%, ma tendiamo a dimenticare che nei paesi del Golfo (Gulf Cooperation Council) sfiorano il 60%, e che in India viaggiano intorno al 30%. Si tratta insomma di un modello di governo degli affari economici che ha una notevole importanza in economie che si candidano a ogni pie’ sospinto a proporre un modello alternativo di gestione della globalizzazione. E di questo dovremmo tenere conto nelle nostre analisi.

Anche perché queste aziende vengono notevolmente aiutate dai loro governi, con sussidi di vario genere, a cominciare dai prestiti, fino alle agevolazioni fiscali, e questo le mette nelle condizioni di competere assai più efficacemente con i concorrenti malgrado non siano dei modelli di efficienza industriale o di capacità produttiva.

E in fondo per loro, anzi per i governi che le sponsorizzano, la produttività non è un problema, come non lo sono strettamente i profitti che queste imprese generano, solitamente meno soddisfacenti dell’industria privata.

Perché lo scopo di queste aziende non è né il profitto né la produttività. Lo scopo è favorire il controllo dello stato dei settori di riferimento per determinare la politica industriale secondo i piani del governo, all’interno e soprattutto all’esterno. In pratica il sogno proibito di molti nostri governanti occidentali. Motivo per il quale questa tendenza crescente deve essere osservata. Potrebbe diventare di moda anche da noi.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
Twitter @maitre_a_panZ
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Addio a Marjane Satrapi

Il 4 giugno 2026 si è spenta a Parigi, per “crepacuore”, la fumettista e regista franco-iraniana...
empty alt

La strozzatura di Hormuz inizia a fare vedere i suoi effetti

La strozzatura di Hormuz inizia a fare vedere i suoi effetti, viene da dire, sfogliando l’ultimo...
empty alt

Rapporto Anvur: Università di Firenze al top in Italia per qualità della ricerca

Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto finale della Valutazione della Qualità della Ricerca...
empty alt

Arriva l’estate, riaprono i siti naturalistici e culturali gestiti da Fondation Grand Paradis

Riaprono per la stagione estiva i siti naturalistici e culturali gestiti da Fondation Grand...
empty alt

Identificati biomarcatori sierici per monitorare malattia di Charcot-Marie-Tooth di tipo 2A

Un biomarcatore misurabile nel sangue capace di rilevare il danno ai nervi periferici nella...
empty alt

Professore d’orchestra licenziato causa Covid ottiene giustizia in Cassazione

Con ordinanza n.14088/2026, pubblicata il 13 maggio scorso, la Cassazione – sezione Lavoro – ha...
Back To Top