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Lunedì, 19 Gen 2026

C’è bisogno di maestri, in tempi di crisi, che ci aiutino a capire le ragioni dei nostri tormenti, siano essi sanitari, com’è oggi, oppure finanziari, com’è ormai da diversi decenni, durante i quali però non sono mancate le spiegazioni né gli insegnamenti.

E’ mancata la voglia di imparare, questo sì. Tanto è vero che alla metà del marzo scorso, quando il mercato dei bond statunitensi fu sconvolto da una tempesta perfetta, costringendo la Fed all’ennesimo intervento, si è replicato un copione che avevamo già veduto all’opera nel lontano 1998, quando il fallimento di un hedge fund, il LTCM, generò uno scossone planetario che costrinse la banca centrale Usa a un whatever it takes davvero ante litteram, riempiendo il mercato di quella liquidità che più tardi avrebbe nutrito altre bolle, a cominciare da quella di internet.

E’ in questo nostro non apprendere dagli errori del passato che risiede la ragione dei nostri tormenti, e davvero servirebbe un indovino, o quantomeno un dilettante di filosofia, per capire se questa ritrosia dipenda da un difetto di costituzione della nostra memoria, che rimane troppo breve, oppure da una raffinata forma di protezione delle nostre consuetudini. Fra le quali primeggia, tuttora indisturbata, quella di rischiare molto per altrettanto denaro.

Perché non appaia iperbolica, questa conclusione, lasciamo la parola a uno di questi maestri, Hyung Song Shin, capo della ricerca della Bis di Basilea, che insieme ad altri ha firmato un breve ma assai istruttivo bollettino dedicato proprio a spiegare le ragioni della profonda turbolenza che ha sconvolto il mercato dei Treasury Usa, uno dei pilastri del sistema finanziario globale, nei giorni in cui la crisi sanitaria mordeva impietosamente tutte le borse globali.

“Se un investitore può prendere in prestito 99 dollari impegnandoli in 100 dollari di Treasury – ha spiegato -, l’investitore deve disporre solo di 1 dollaro di fondi propri per detenere titoli del valore di 100 dollari, ottenendo una leva finanziaria di 100 volte”.

Leva 100, quindi, che sembra il titolo di uno di quei film che ogni tanto Hollywood dedica ai fenomeni di Wall Street, che finiscono sempre con l’essere caratterizzati come geni del male che però fanno una vita invidiabile, proprio perché sul limite. Hedging the risk, potremmo dire, trasformando in letteratura giornalistica quella che è in sostanza la loro pratica finanziaria di tutti i giorni.

Perché questo hanno fatto, molti operatori altamente leveradged, che esprimono, vale a dire, leve finanziarie nell’ordine di 100, finendo col generare quella che viene chiamata una margin spiral. Ossia una spirale di vendite che ha affossato il Treasury. Quest’ultimo è il bene perfetto per queste esagerazioni, proprio in ragione della sua profondità e liquidità, che derivano dal suo essere considerato il safe asset per eccellenza. “Paradossalmente – dice il nostro economista -, è l’alto valore collaterale dei Treasury che consente una maggiore leva finanziaria”.

Questo paradosso è il frutto di una “perversione” dei comportamenti che molto facilmente si può originare nel mercato non appena i tempi esulino dall’ordinario. Ai tempi nostri, quindi. “I mercati – scrive il Bollettino – solitamente si basano su acquirenti che sono attratti da prezzi bassi per entrare nel mercato, quindi il declino dei prezzi, in assenza di notizie fondamentali, è ammortizzato dagli acquisti. Tuttavia, a volte, la risposta della domanda può diventare perversa: il calo dei prezzi può generare più vendite. Ad esempio, quando un investitore ha preso in prestito denaro per acquistare attività. Quando il prezzo delle attività scende e minaccia la solvibilità dell’investitore, il creditore richiederà la restituzione del prestito, costringendo l’investitore a vendere. In questo modo, un calo dei prezzi può portare a ulteriori vendite, anziché agli acquisti”. Ed ecco la spirale di vendite che genera la turbolenza.

Questa sorta di tempesta perfetta, tutto era tranne che imprevedibile. Anzi covava garbatamente sotto la cenere delle eventualità assai plausibili, visto che queste pratiche sono note da decenni e hanno già generato dissesti, come ci ricorda il nostro economista: “Questa è una lezione del 1998, quando l’hedge fund LTCM fallì; le azioni difensive per ridurre il rischio (ad esempio, vendendo Treasury e acquistando futures) finirono con l’allargare gli spread e aumentare la volatilità, in una classica “spirale dei margini”. Finché la Fed, appunto, non intervenne e ci mise una toppa. La stessa che ha finito con l’allargare il buco che ci insegue ancora oggi. E’ cambiato il motivo, non il movente.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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