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Lunedì, 19 Gen 2026

di Adriana Spera

La norma contenuta nell’art. 9, comma 1, del decreto-legge n. 78/2010 (manovra correttiva) in corso di conversione al Senato, ha gettato nel caos gli enti pubblici.

Per gli anni 2011, 2012 e 2013 - ha deciso il governo - il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti pubblici (compreso il trattamento accessorio), non può superare in ogni caso il trattamento in godimento nell’anno 2010, fatta salva la vacanza contrattuale.

Ciò che ai soloni dei vari enti pubblici non appare chiaro è se l’espressione «in godimento» debba essere interpretata nel senso di tutti gli emolumenti pagati al singolo lavoratore nel corso del 2010 (criterio di cassa) oppure a quelli di competenza della medesima annualità, anche materialmente erogati nel 2011.

Se dovesse prevalere, con una precisazione da inserire nella legge di conversione del provvedimento, la prima ipotesi (criterio di cassa), c’è da attendersi, soprattutto da parte sindacale, l’invito perentorio alle varie amministrazioni a istruire e concludere entro novembre prossimo tutte le operazioni riguardanti progressioni di livello e di fascia stipendiale per ricercatori e tecnologi; di livello, per tecnici e amministrativi non apicali ed economiche, per tecnici e amministrativi apicali.

Operazioni che gli enti sono avvezzi a svolgere con estrema e ingiustificata lentezza, sul presupposto della retroattività giuridica ed economica delle stesse.

Ora, però, ogni minimo ritardo potrebbe arrecare danni enormi ai lavoratori interessati, che potrebbero vedere in busta paga, solo a far data dal 1° gennaio 2014, i miglioramenti economici conseguenti alle dette procedure.

Se, invece, come logica imporrebbe, a prevalere fosse il criterio della competenza, sarebbe sufficiente che le singole amministrazioni pubblicassero i bandi sia per le progressioni di fascia sia per quelle di livello sia, infine, per quelle economiche entro il 31 dicembre prossimo.

Ma fonti ministeriali sembrano propendere per la prima ipotesi, che è quella maggiormente penalizzante per i lavoratori.

C’è chi è pronto a giurare che a sostenere tale tesi non sarà solo il governo ma anche quelle sigle sindacali che, senza se e senza ma, con una bella faccia tosta, hanno dichiarato di condividere la manovra correttiva il cui onere il governo ha posto per metà a carico dei pubblici dipendenti e per l’altra metà a carico degli enti locali.

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