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Mercoledì, 17 Giu 2026

di Biancamaria Gentili

Additare i pubblici dipendenti quali responsabili della crisi economico-finanziaria del Belpaese appare sempre più inverosimile sostenerlo.

Eppure, pur mentendo sapendo di mentire, ne è convinto il governo nostrano, i cui i provvedimenti lacrime e sangue sono stati predisposti come se l’inverosimile tesi fosse vera. Nel convinto stravolgimento della realtà, gli inquilini di Palazzo Chigi sono comunque ben sostenuti dal nutrito esercito dei media che, direttamente o indirettamente, fa capo alla famiglia del presidente del consiglio.

Costoro se ne guardano bene dall’elencare quelle che saranno le conseguenze dell’inaccettabile manovra di cui, come detto, a farne le spese saranno i lavoratori della pubblica amministrazione.

Alla cancellazione totale del quadriennio contrattuale 2010-2013, farà seguito il blocco altrettanto totale delle retribuzioni individuali che, nel triennio 2011-2013, non potranno in alcun modo superare, quanto a salario fisso e accessorio, quelle percepite nel 2010.

Addio, dunque, non solo ai miglioramenti contrattuali, ma anche a quegli istituti previsti dai precedenti contratti: progressioni di livello ed economiche, di fascia stipendiale (per ricercatori e tecnologi).

In pratica, alla fine dell’anno in corso, ogni amministrazione determinerà l’importo del trattamento economico percepito dal singolo lavoratore, che segnerà il limite invalicabile della sua retribuzione per il triennio successivo.

Non potranno subire incrementi di sorta anche le prestazioni di lavoro straordinario, i turni e le altre prestazioni retribuite col salario accessorio.

A subire le conseguenze della nefasta manovra non saranno solo i dipendenti ma anche l’organizzazione della pubblica amministrazione, che - grazie anche al fuggi fuggi verso la quiescenza di decine di migliaia di dipendenti - si avvia verso lo smantellamento, che  contrariamente a quanto sostenuto per mesi da Brunetta, sembra essere il vero obiettivo del governo in carica.

Inevitabile, sarà anche lo stop per il tanto decantato decreto legislativo n. 150/2009 che, tra l’altro, avrebbe  imposto dal prossimo 1° gennaio la erogazione del salario accessorio in misura doppia al 25% del personale, normale al 50% e in misura pari a zero per il restante 25%.

Una norma che, quando troverà applicazione, stabilirà che un quarto del pubblici dipendenti è “fannullone”.

Un meccanismo illegittimo e offensivo, che ben si addice alla politica del governo, che dopo aver messo il bavaglio alla stampa libera, ha infilato le mani nelle tasche dei lavoratori.

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