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Venerdì, 19 Giu 2026

di Adriana Spera

L’annosa e delicata vicenda della banca del germoplasma, di cui Il Foglietto si è più volte occupato,

da ultimo con l’articolo del 24 novembre scorso dal titolo “La procura dissequestra il germplasma”, nei giorni scorsi ha fatto registrare un clamoroso colpo di scena: l’esonero di Pietro Perrino da custode giudiziario “della documentazione e del materiale genetico vegetale su cui ancora permane il sequestro”.

A firmare il provvedimento il 10 febbraio è stato il procuratore aggiunto della procura di Bari, Pasquale Drago, che ha accolto un’istanza presentata dall’Avvocatura dello Stato per conto del Cnr, e ha affidato l’incarico a Domenico Pignone, attuale direttore dell’Igv.

La decisione della Procura del capoluogo pugliese, secondo la quale solo al Cnr deve essere “attribuita la piena e integrale responsabilità della conservazione  del patrimonio genetico vegetale”, si basa su due valutazioni del pubblico ministero: la prima, è legata all’anagrafe, in quanto - scrive il P.M. - Pietro Perrino, già dipendente del Cnr (dirigente di ricerca ed ex direttore  dell’Igv, ndr) risulta da tempo collocato in quiescenza; la seconda, di natura organizzativa, perché - sottolinea il procuratore - “la permanenza all’interno di tali strutture di persona non legata all’Ente da vincoli di dipendenza organica ha già creato in passato e continua a creare problemi di compatibilità e di coordinamento potenzialmente pregiudizievoli per la corretta gestione delle attività scientifiche e tecniche affidate alla responsabilità dell’istituto”.

Eppure, non più di quattro mesi fa, il procuratore aggiunto Marco Dinapoli (dal 28 ottobre a capo della Procura di Brindisi), nell’ordinare la restituzione al Cnr delle camere di conservazione e del germoplasma, aveva confermato il sequestro dei “campioni di riferimento”, affidandone la custodia proprio a Perrino, il quale, secondo il P.M., aveva maturato “una specifica e comprovata esperienza, unica in materia per quanto risulta agli atti”.

Pietro Perrino, raggiunto dal Foglietto, ha così commentato la decisione del nuovo titolare dell’inchiesta:”Prendo atto non senza rammarico della decisione. Ritengo di avere assolto al mio incarico nel rigoroso rispetto della legge e nell’interesse supremo della comunità, essendo il germoplasma un bene dell’umanità. Preciso che la mia custodia aveva ad oggetto solo i campioni di riferimento, vale a dire le prove raccolte dal Ctu nel corso dell’indagine penale, tuttora in corso, e non anche documentazione”.

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