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Sabato, 09 Mag 2026

Il 3 aprile scorso, abbiamo pubblicato un articolo dal titolo Il governo rilancia la ricerca di base nelle università. Con 3mila euro, con il quale davamo notizia che, nella legge 11 dicembre 2016, n.232, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019", e segnatamente nei commi dal 295 al 302 dell’art. 1, era presente uno stanziamento di 45 milioni, “per incentivare le attività base di ricerca", destinato a circa 15mila tra ricercatori e professori di seconda fascia (esclusi, chissà perché, quelli di prima) delle università, in servizio a tempo pieno, con contratto sia a tempo determinato che indeterminato.

Al contempo, sottolineavamo che per elargire a ciascuno dei beneficiari la quota parte (3mila euro, una tantum), era stato addirittura escogitato un complicato algoritmo, da più di qualcuno percepito come espressione di un riveniente centralismo, in barba alla tanto celebrata autonomia degli Atenei.

Il bando è arrivato lo scorso 15 giugno, dopo più di 6 mesi dalla pubblicazione della legge e, ora, quanti (circa 20 mila) - dopo essersi registrati on line entro il 10 luglio, indicando la lista delle pubblicazioni dal 2012 al 2016, siccome richiesto dall’art. 4 del medesimo bando – sono stati inseriti dall’Anvur nell’elenco dei potenziali beneficiari, ed entro il 30 settembre hanno completato, sempre on line, la procedura.

Complessivamente, come già detto, verranno concessi 15mila bonus, di cui potrà beneficiare il 75 per cento dei ricercatori e il 25 per cento dei professori di seconda fascia.

L'erogazione del finanziamento avverrà sulla base di un elenco, che sarà pubblicato entro il prossimo 31 ottobre 2017, mentre i fondi saranno assegnati all'università di appartenenza del ricercatore/professore di seconda fascia, che potrà utilizzare il bonus per le (piccole) spese legate alla ricerca di base.

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