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Domenica, 15 Mar 2026

E’ stata pubblicata di recente la sentenza n. 42 della Corte Costituzionale, scaturita dalla iniziativa di un gruppo di docenti universitari, segnatamente del Politecnico di Milano.

La vicenda ha avuto inizio con una delibera del 2012 del Senato accademico dello stesso Politecnico di Milano, con la quale, in attuazione dell’art. 2, comma 2, lett. l della legge n. 240 del 2010, si decideva l’attivazione, a partire dall’anno 2014, dei corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca in lingua inglese, sia pure affiancata da un piano per la formazione dei docenti e per il sostegno agli studenti.

Contro tale delibera insorgevano alcuni docenti dell’ateneo, che riuscivano ad ottenerne l’annullamento dal Tar Lombardia con sentenza n.1348 del 2013. Il Politecnico di Milano e il Miur proponevano così appello al Consiglio di Stato, che, dubitando della legittimità della norma che consentiva l’attivazione dei corsi in lingua inglese, rimetteva la questione alla Corte Costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 6 e 33 della Carta costituzionale.

Al riguardo, la Corte Costituzionale ha ritenuto che le Università, nell’ambito della loro autonomia e in relazione all’obiettivo dell’internazionalizzazione indicato nella norma di cui si tratta, ben possono scegliere di attivare detti corsi anche in lingua straniera, fermo restando che questa facoltà offerta dal legislatore non diventi elusiva dei principi costituzionali (di cui agli articoli sopra indicati), onde gli atenei debbono farvi ricorso secondo ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire pur sempre una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento.

Nei giorni scorsi, dopo la pronuncia della Consulta, è partita una mobilitazione del mondo accademico del nostro Paese, che chiede “una nuova, diversa e attiva politica linguistica italiana”, con la messa in campo di “tutte le azioni (legislative, di ricerca, di formazione, di digitalizzazione dell’immenso patrimonio librario e archivistico italiano, etc.) - atte a tutelare, promuovere e valorizzare la nostra lingua, in Italia e all’estero, a iniziare dall’esplicito riconoscimento in Costituzione dell’“italiano come fondamento culturale della Repubblica e propria lingua ufficiale”.

L’iniziativa si è concretizzata in una petizione on line, tuttora in corso, dal titolo “L’italiano siamo noi”, rivolta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, prima firmataria Maria Agostina Cabiddu, professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico al Politecnico di Milano, che fino a ieri sera aveva registrato 2.162 adesioni.

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