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Giovedì, 30 Apr 2026

Google, nei giorni scorsi, ha conferito un nuovo riconoscimento al gruppo di ricerca del dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, guidato dal professor Paolo Ferragina, che da diversi anni ha in attivo una collaborazione scientifica con l’azienda americana.

Il progetto premiato si chiama From Brotli to personalized data compression ed è incentrato su Brotli, un innovativo formato di compressione sviluppato da Google per ottimizzare la navigazione web, aumentando la compressione dei dati e riducendo i tempi di trasmissione e decompressione all'interno del browser.

“Siamo molto soddisfatti di questo nuovo riconoscimento che Google ha attribuito alle nostre ricerche, questa volta nel contesto dell'Information Theory e della Data Compression – ha commentato Paolo Ferragina. Si tratta di studi portati avanti da più di 15 anni e che, dopo un'inevitabile fase speculativa che ha generato diverse pubblicazioni su importanti conferenze e riviste internazionali dell'Informatica teorica, stanno trovando interessanti applicazioni, quali appunto quelle su cui lavoreremo insieme ai ricercatori di Google. Mi aspetto anche, come spesso accade in collaborazioni industriali prestigiose, che questa ricerca possa individuare nuovi e più avvincenti problemi teorici da investigare nel futuro”.

La collaborazione del gruppo di ricerca del professor Ferragina con il colosso americano va avanti dal 2010, grazie a due Faculty Award che avevano premiato (negli anni 2010 e 2013) i risultati ottenuti in un altro campo di indagine, ossia quello dell'annotazione semantica di testi e sue applicazioni ai motori di ricerca. Questa collaborazione ha portato già ad altri risultati scientifici, quali la realizzazione dell'annotatore per testi TagMe, che ha servito in questi sei anni di attività circa 400 milioni di query e dell'annotatore semantico per interrogazioni ai motori di ricerca SMAPH, che ha vinto il primo premio dell'ERD Challenge Query Track (istituito dalla conferenza ACM SIGIR 2014), sviluppato in collaborazione con ricercatori Google e del gruppo del professor Hinrich Schutze dell’Università di Monaco.

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