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Sabato, 02 Mag 2026

di Adriana Spera

La Grecia è ormai il paese che fa da battistrada ai provvedimenti economici destinati  a impoverire sempre più milioni di cittadini dell'Unione europea.

Quando in Italia, nel 2010, un sorridente presidente del Consiglio dichiarava che i conti pubblici del Belpaese erano in perfetta regola e che la crisi era ormai cosa passata, il governo ellenico, adottava, provocando durissimi scontri di piazza, misure lacrime e sangue.

Aumentava l'età pensionabile a 65 anni per tutti, tagliava i salari degli statali del 15%, bloccava sine die tredicesime e quattordicesime, aumentava l'Iva di 4 punti (ora è al 23%) e le accise su sigarette, alcol e benzina, privatizzava aziende pubbliche, vendeva gran parte del patrimonio immobiliare. In cambio riusciva a ottenere un maxi prestito dall'Ue, per evitare il paventato default.

Ma le durissime misure adottate non sono bastate ai signori dell'Europa, se è vero, come è, che ora la Grecia si appresta, sempre su richiesta della triade Ue-Bce-Fmi - che ormai decide le politiche economiche di tutti gli Stati membri - a licenziare il 20% dei dipendenti statali. Si tratta di oltre 150 mila lavoratori ritenuti in esubero.

Per il ministro delle finanze, Evangelos Venizelos, il sacrificio servirà a far recuperare competitività alla Grecia.

Si tratta di un provvedimento a dir poco inqualificabile, destinato a acuire il durissimo scontro sociale in atto da diversi mesi. Il concreto timore tra gli addetti ai lavori è che la triade stia utilizzando la Grecia come cavallo di Troia, per presentare a breve lo stesso diktat a altri paesi, come Italia e Spagna.

Una vicenda questa che, come quella italiana, pone diversi interrogativi: perché lo stesso zelo non è stato posto prima nell'esaminare i conti degli stati?

Nel caso della Grecia, Karamanlis - il premier conservatore che ha preceduto l'attuale, il socialista Papadopulos - per anni ha presentato all'Ue bilanci non veritieri; il nostro governo se non ha presentato carte false, quanto meno ha taciuto sulla crescita esponenziale del debito dovuta, in particolare, all'evasione fiscale.

Insomma, si ha l'impressione che per l'Europa dei poteri forti, il "tanto peggio" sia cercato per poter tagliare diritti dei lavoratori e stato sociale. Purtroppo il risultato non sarà positivo per nessuno, né per chi lavora né per chi specula, perché non è questa la strada giusta da percorrere per uscire dalla crisi economica.

La triade farebbe bene a ripassare un po' di storia, per rendersi conto che nel 1933, con i provvedimenti ricordati come new deal si uscì dalla grande crisi del '29, mentre nel 1937, con i tagli e "lo sciopero bianco del capitale", si precipitò nuovamente nella recessione.

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