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Lunedì, 19 Gen 2026

Le foto a corredo di questo articolo le ho scattate nel settembre 2014 a Punta Penna di Vasto (Mare Adriatico): sette Capodogli si arenavano, i bagnanti fecero di tutto per spingerli in acque alte. Con l'intervento dei volontari del Centro Studi Cetacei, quattro furono salvati, tre morirono.

Una mamma, col piccolo in grembo, aveva 53 sacchetti di plastica nell'esofago, ingeriti perché scambiati evidentemente per calamari.

Penso alla vita che muore sul nostro Pianeta. Dopo il summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992, furono istituite tre Conferenze mondiali, chiamate COP (Conferenza delle Parti) per affrontare le emergenze globali più gravi: Clima; Biodiversità; Desertificazione.

Solo quella sul Clima è arrivata alla 29^ riunione in sede ONU (COP 29), e vede la partecipazione dei governi ma scarsissime politiche conseguenti alle indicazioni degli scienziati, mentre si incentivano con danaro pubblico opere che hanno effetto contrario, così aggravando la situazione.

La COP sulla Biodiversità è poi addirittura ignorata e nell'ultima riunione in Colombia non ha raggiunto nemmeno il numero legale.

Adesso, mentre scrivo, sono riuniti per tentare un recupero, a Roma nel Palazzo della FAO.

Ma qual è la situazione?

La Scienza avverte che dal 1975 ad oggi è declinato il 73% delle specie dei vertebrati (il 22% dei mammiferi, il 13% degli uccelli, mentre il 30% delle specie di anfibi è in estinzione).

Se questi dati avessero riguardato la morte dentro l'Arca di Noè, ne avremmo testimonianza nella Bibbia. Succede invece intorno a noi e tutto scivola nell'indifferenza. E non è solo salvaguardia della vita. Si continua a ignorare anche i cosiddetti "servizi ecosistemici", che la Natura elargisce all'umanità: fornitura di cibo, contrasto alle malattie e ai parassiti, materie prime per le medicine, equilibrio climatico, autodepurazione spontanea delle acque dall'inquinamento, degradazione dei rifiuti e tanto altro.

Per non lasciar morire la Terra occorrerebbe proteggere, sempre secondo la Scienza, il 30% degli ecosistemi terrestri, fluviali e marini entro il 2030 e che gli Stati, anziché buttare soldi per opere devastanti e per le armi, finanziassero la COP sulla biodiversità mettendola in grado di operare. Purtroppo, non sta succedendo.

Per la mia nipotina e per tutti le bambine e i bambini del mondo abbiamo il dovere di salvare la Natura che noi abbiamo conosciuto su questa Terra. Siamo sull'orlo del baratro.

Perché si ottenga qualcosa occorre FAR CONOSCERE, IMPEGNARSI, MOBILITARSI, IMPORRE LA FORZA DELLA RAGIONE CONTRO LA RAGIONE DALLA FORZA.

Giovanni Damiani
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
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