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Lunedì, 19 Gen 2026

Da alcuni giorni tutta l’Italia è zona arancione: misura misurata, ma inevitabile segnale di “liberi tutti”. Da un paio di giorni questo segnale lo si percepisce con chiarezza: molte meno mascherine, di quelle che restano, molte sul mento; allegri gruppi che percorrono a rastrello i marciapiedi, ecc. Ma i tribuni del popolo si moltiplicano, la gara è a chi chiede la riapertura più presto, purchessia.

Il caso della Sardegna non insegna nulla, le centinaia di morti al giorno neppure. Aprire, aprire comunque; senza nemmeno un rinforzo di educazione alla prevenzione. Piacerebbe vedere ad esempio, fra i parametri che determinano i colori delle zone, la percentuale di anziani vaccinati; oppure una penalità per chi tarocca le cifre, perché taroccare le cifre per riaprire vuol dire anche uccidere.

Nei giorni scorsi, il Corriere ha pubblicato un articolo che contiene un passaggio esemplare: “Un recente studio elaborato dal ministero della Salute, dall’Istituto superiore di Sanità e dalla fondazione Bruno Kessler disegna alcuni scenari possibili per il nostro Paese. Andando avanti con le attuali restrizioni, e a patto di vaccinare mezzo milione di persone al giorno per ordine di età, è ipotizzabile un ritorno alla normalità entro agosto. L’abbandono progressivo delle misure di contenimento, stimato al 25, 50 e 75 per cento, sposterebbe in avanti questo traguardo di 14, 16 e 17 mesi dall’inizio della campagna vaccinale, avvenuto lo scorso 27 dicembre. E inoltre comporterebbe la perdita di altre 40 mila vite umane nel caso peggiore. Non è questione di essere aperturisti o chiusuristi. Si può fare tutto. Basta essere consapevoli del fatto che c’è sempre un prezzo da pagare”.

Ecco, queste sono parole chiare; le dimensioni del rischio. Non le sentirete ai telegiornali, ai talk-show, o nei salotti televisivi. E non le sentirete da Draghi, cui spetterebbe di dirle, per far crescere finalmente la consapevolezza di questa popolazione tirata per la giacchetta da tutti i tipi possibili di imbonitori e commentatori. Sentirete solo proclami di persone reticenti o incapaci della più semplice delle operazioni: dire come stanno le cose, anche se sono destinate a non piacere.

Massimiliano Stucchi
sismologist, retired, once director of research at Cnr and Ingv
facebook.com/massimiliano.stucchi.585

 

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