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Domenica, 29 Mar 2026

Trasformare l’energia solare in un combustibile liquido a partire dall’anidride carbonica. Un combustibile (solar fuel) che sia facile da produrre, immagazzinare e usare.

È questo l’obiettivo di una collaborazione scientifica in atto da oltre un anno tra il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, l’Istituto olandese per la ricerca fondamentale sull’energia Differ e il Nanotec Cnr di Bari.

«Uno dei principali problemi – spiega Paolo Tosi, professore di Fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica – che limita l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili è dovuto alla loro intermittenza. Un semplice esempio è dato dall'energia solare che, pur essendo molto abbondante, di notte non è disponibile. Per risolvere questo problema è necessario sviluppare nuovi e più efficienti sistemi di accumulo, che permettano di immagazzinare l'energia non immediatamente usata e di utilizzarla quando serve».

I ricercatori che operano nel campo dell’energetica sono da tempo impegnati a individuare tecnologie che possano aumentare l’efficienza, la continuità e le possibilità di stoccaggio. Questioni che, se risolte, permetterebbero alle fonti rinnovabili di diventare un’effettiva alternativa ai combustibili fossili.

Quali sono le possibili soluzioni?

«Una strategia – illustra Tosi – consiste nell'usare energia rinnovabile per trasformare l’anidride carbonica in combustibile. In questo modo, si otterrebbero due importanti risultati. Innanzitutto l'energia solare sarebbe convertita in energia chimica contenuta in un combustibile (solar fuel) facilmente usabile. Altro aspetto importante: l’anidride carbonica potrebbe essere usata come fonte di carbonio nella sintesi di combustibile invece di essere rilasciata in atmosfera.

Infatti, la conversione dei gas serra (in particolare anidride carbonica e metano) in combustibili liquidi o in altri composti chimici di particolare interesse è considerata una delle più grandi sfide del ventunesimo secolo. Nella nostra collaborazione scientifica con il Differ e il Nanotec Cnr di Bari (il gruppo di Giorgio Dilecce) usiamo scariche elettriche per dissociare l’anidride carbonica e promuoverne l'idrogenazione. La collaborazione prevede molte attività di ricerca congiunta e alcuni scambi. Ad esempio, in questo periodo un nostro dottorando è all’Eindhoven University of Technology e io stesso sarò tra qualche settimana membro di una commissione internazionale di dottorato».

Nell’ambito della collaborazione, di recente c’è stata la visita al laboratorio di fisica atomica e molecolare dell’Università di Trento di Richard van de Sanden, direttore del Differ (Dutch Institute for Fundamental Energy Research, Department of Applied Physics - Eindhoven University of Technology), che ha partecipato a una conferenza pubblica sulle nuove tecnologie per aumentare l’efficienza energetica.

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